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VENTOTTO PUNTI | La guerra continua, ma Washington e Mosca tornano a parlarsi. E l’Europa resta fuori dalla stanza

Mentre Kiev rafforza il fronte di Zaporižžja e nuovi attacchi fanno vittime, negli Stati Uniti accade qualcosa che fino a poco tempo fa sembrava impensabile: il ministro russo delle Finanze Anton Siluanov torna fisicamente al G20 e incontra il segretario al Tesoro americano Scott Bessent. Sul tavolo c’è anche il piano di Trump per fermare la guerra. Gli europei protestano, Washington tratta.


Scott Bessent e Anton Siluanov al G20 negli Stati Uniti.


La guerra, intanto, continua. L’Ucraina rafforza il settore di Zaporižžja, uno dei punti sui quali cresce la pressione russa, mentre viene ordinata l’evacuazione di altri villaggi nelle aree più esposte. Continuano gli attacchi, continuano i morti, continuano le reciproche accuse e le rivendicazioni militari. È la fotografia ormai quotidiana di una guerra entrata nel quinto anno senza che nessuna delle due parti sia riuscita a trasformare la forza militare in una soluzione politica.

Ma lontano dalle trincee, ad Asheville, nella Carolina del Nord, il 31 agosto è accaduto qualcosa che merita forse più attenzione dell’ennesimo bollettino dal fronte. Anton Siluanov, ministro delle Finanze russo, si è presentato personalmente alla riunione dei ministri finanziari e dei governatori delle banche centrali del G20. Era la sua prima partecipazione fisica a un incontro del gruppo dall’invasione russa dell’Ucraina del febbraio 2022. A volerlo nuovamente al tavolo sono stati gli Stati Uniti, che quest’anno presiedono il G20.

Gli europei non l’hanno presa bene. La presenza russa ha provocato proteste e imbarazzo tra diverse delegazioni; il ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil ha rifiutato di partecipare alla tradizionale fotografia di gruppo insieme a Siluanov. Non è un dettaglio folkloristico. Dice qualcosa della distanza che comincia ad aprirsi tra due modi diversi di affrontare Mosca: l’Europa insiste sull’isolamento e su nuove sanzioni, Washington ha deciso invece che con i russi bisogna anche sedersi a parlare.

Poi c’è la fotografia. Scott Bessent e Anton Siluanov uno di fronte all’altro, quindi la stretta di mano. Il corrispondente di Fox Business dalla Casa Bianca Edward Lawrence, presente al G20, ha scritto che il segretario al Tesoro stava facendo pressione sul ministro russo sul piano in ventotto punti di Donald Trump per l’Ucraina. È il primo incontro bilaterale faccia a faccia tra i due.

Qui bisogna evitare di correre più veloci dei fatti. Non sappiamo se quell’incontro abbia prodotto un passo avanti negoziale e, secondo Reuters, Bessent ha mantenuto una posizione tutt’altro che accomodante: avrebbe detto a Siluanov che non ci saranno accordi economici né alleggerimenti per Mosca fino alla fine della guerra. Ma proprio questo rende il colloquio interessante. Si può minacciare, sanzionare e contemporaneamente negoziare. La diplomazia funziona anche così.

E quei ventotto punti non nascono ieri. Il progetto americano originario è collegato alla lunga e accidentata trattativa avviata dopo il vertice Trump-Putin di Anchorage dell’agosto 2025. Quello che Mosca ha continuato a chiamare lo «spirito di Anchorage» indicava le intese o, più prudentemente, i principi che secondo il Cremlino erano emersi dall’incontro in Alaska. Le richieste russe confluirono successivamente nel documento americano in ventotto punti, poi ridimensionato nel corso dei negoziati con Kiev. Il piano non arrivò mai a un accordo definitivo e i colloqui diretti tra Russia e Ucraina si arenarono soprattutto sulla questione territoriale.

Non possiamo quindi scrivere che Bessent e Siluanov abbiano riesumato lo «spirito di Anchorage». Possiamo però osservare che stanno nuovamente discutendo del dossier politico nato da quella stagione negoziale. E soprattutto che lo stanno facendo direttamente, mentre sul campo russi e ucraini continuano a spararsi.

C’è poi una terza sedia, o meglio un gruppo di sedie, che nella fotografia non compare: quelle europee. Sarebbe prematuro sostenere che Washington abbia deciso di fare la pace sopra la testa dell’Europa. Sarebbe altrettanto ingenuo ignorare ciò che è accaduto. Gli Stati Uniti hanno invitato Siluanov; gli europei hanno protestato; il segretario al Tesoro americano lo ha incontrato bilateralmente e ha discusso con lui del piano di Trump sull’Ucraina. La differenza politica è ormai visibile.

E forse è questa la notizia dentro la notizia. Da anni l’Europa discute prevalentemente di quanti miliardi spendere, quante armi produrre, quali sanzioni aggiungere e quali garanzie militari offrire a Kiev. Gli Stati Uniti di Trump continuano a esercitare pressione sulla Russia, ma contemporaneamente mantengono aperta la porta del negoziato. Non sappiamo se servirà a fermare la guerra, né quali condizioni Washington e Mosca considerino accettabili e soprattutto quali possa accettare l’Ucraina.

Sappiamo però una cosa molto più semplice. Mentre sul fronte si continua a morire, americani e russi sono tornati a sedersi allo stesso tavolo. Per una guerra che prima o poi potrà finire soltanto quando qualcuno smetterà di limitarsi a contare le armi e comincerà a contare i punti di un accordo, non è ancora la pace. Ma è una notizia.


FONTI

  • Italpress, 1 settembre 2026 – aggiornamenti sulla guerra in Ucraina.
  • AGC News, 1 settembre 2026 – fronte di Zaporižžja ed evacuazioni.
  • Reuters, 31 agosto 2026 – ritorno di Siluanov al G20 e colloquio con Scott Bessent.
  • Edward Lawrence, Fox Business – resoconto del colloquio Bessent-Siluanov e piano in ventotto punti.


 

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