Strage e lesioni aggravate dall’uso di arma. Sono i reati per cui la Procura di Modena ha disposto il fermo per Salim ElKoudri, il 31enne che ha investito e ferito sette persone in centro a Modena e ne ha accoltellata una. Il procuratore Masini spiega che sono “chiare ed evidenti le precise volontà di porre in pericolo l’incolumità pubblica e non solo la vita delle singole persone offese, in una via del centro cittadino”. L’orario era di massima presenza per cittadini e avventori di negozi, colpiti in maniera deliberata.
Nessuna pena è, invece, prevista per conduttori televisivi e politici che hanno commentato a caldo la notizia del giovane bergamasco che in piena crisi schizofrenica (questa l’ultima diagnosi differenziale del Centro di Igiene mentale, stando ai media nostrani) ha creato il panico nella via principale di Modena.
Surreale anche il resoconto dei fatti offerto dal testimone a favore di telecamera con volto un pò insaguinato e verve da esperto cronista di “nera”.
Il profilo dell’attentatore e i problemi psichiatrici
L’aggressore, Salim El Koudri, è nato a Bergamo ma è residente a Ravarino, nel Modenese. È incensurato e ha conseguito una laurea triennale in Economia ma è disoccupato.
“È stato in cura nei nostri centri di salute mentale nel 2022 perché aveva problemi di malattia schizoide, dopodiché è sparito dai radar e purtroppo si è ripresentato in queste forme oggi in modo drammatico e sciagurato”, ha riferito il sindaco di Modena, Massimo Mezzetti. L’uomo è risultato negativo al tampone per l’assunzione di alcol o sostanze stupefacenti.
Poco prima delle 17 di sabato, alla intuitione della sua Citroen C3 ha percorso a tavoletta via Emilia Centro e all’altezza dell’incrocio con viale Martiri della Libertà, ha deliberatamente investito i pedoni. Poi ha tentato la fuga a piedi ma è stato fermato grazie al coraggio di quattro cittadini, tra cui due egiziani. Loro lo hanno immobilizzato e consegnato alle forze dell’ordine nonostante avesse un coltello con una lama di venti centimetri con cui ha ferito un uomo.
Mentre molte testate giornalistiche continuano a insinuare la qualsiasi pur di non smentire la versione del bin Laden emiliano, gli inquirenti escludono, almeno allo stato attuale, collegamenti con gruppi terroristici o percorsi di radicalizzazione religiosa. Anche il casellario giudiziario risulta pulito. Tuttavia l’antiterrorismo della Dda di Bologna sta monitorando il caso, soprattutto per le modalità dell’azione, che richiamano altri attacchi compiuti in Europa con veicoli lanciati sulla folla. Secondo quanto emerso finora, il 31enne stava cercando lavoro.
Gli investigatori stanno cercando ancora di capire se vi siano stati episodi personali o elementi definiti paradossalmente “di disagio” che possano aver contribuito a spingerlo verso il gesto. Restano inoltre da approfondire, dicono i malpensanti, alcune idee e convinzioni espresse dall’uomo negli ultimi tempi, che gli inquirenti valutano per comprendere se l’azione possa essere maturata anche in un contesto di emulazione.





