In questi quasi tre anni di guerra, quella ucraina è stata definita da molti osservatori una guerra novecentesca. La fine del conflitto in Ucraina non segnerà, però come si sente dire, direttamente la fine del ‘900, un periodo storico che convenzionalmente si considera concluso con la caduta del Muro di Berlino nel 1989 e la dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991. Questi eventi hanno segnato la fine della Guerra Fredda e l’inizio di una nuova era geopolitica. La guerra in Ucraina, iniziata con l’annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014 e proseguita con l’invasione su larga scala nel 2022, è piuttosto un evento significativo del XXI secolo. Riflette le tensioni geopolitiche contemporanee e le dinamiche di potere in un mondo multipolare, piuttosto che essere un retaggio del ‘900.
Ciò nonostante, dire che è stata una guerra novecentesca per il modo in cui si è svolta ha una sua ragione. La guerra in Ucraina ha caratteristiche che possono ricordare i conflitti del XX secolo, e questa osservazione è condivisa da molti analisti. Ci sono diversi aspetti che rendono questa guerra “novecentesca” nel modo in cui si è svolta. In alcune fasi del conflitto, specialmente nella regione del Donbass, si sono viste dinamiche simili a quelle della Prima Guerra Mondiale, con linee di fronte stabilizzate, trincee e un logoramento progressivo delle forze in campo. Questa modalità contrasta con l’idea di guerre moderne, spesso associate a conflitti asimmetrici o a operazioni rapide e tecnologiche. Inoltre il conflitto ucraino ha visto un impiego intensivo di artiglieria, con bombardamenti prolungati che ricordano le tattiche del XX secolo. Questo tipo di guerra di logoramento è tipico di conflitti come la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, piuttosto che delle guerre asimmetriche del XXI secolo. La Russia ha fatto ricorso, inoltre, a una mobilitazione parziale della popolazione, un elemento che richiama le guerre totali del ‘900, dove intere società venivano coinvolte nello sforzo bellico.
Quello in corso è uno scontro tra due stati-nazione (Ucraina e Russia), con obiettivi territoriali e geopolitici chiari, un aspetto che la avvicina ai conflitti del XX secolo piuttosto che alle guerre asimmetriche o ai conflitti interni che hanno caratterizzato molti scontri del XXI secolo. Dopo il 1945, tranne in alcune rare circostanze, non si sono verificati scontri tra nazioni, piuttosto conflitti intra nazionali all’interno dei quali si sono inserite potenze straniere per logiche di interessi geopolitici. Dalla Corea al Vietnam fino ad arrivare alla Siria i conflitti “moderni” seguono logiche molto diverse da quelle viste fino alla fine della Seconda guerra mondiale. Il conflitto ucraino è stato alimentato da narrative nazionalistiche e da rivendicazioni storiche, elementi che hanno giocato un ruolo centrale in molte guerre del ‘900, come quelle legate alla decolonizzazione o ai conflitti nella ex-Jugoslavia.
Tuttavia, ci sono anche aspetti che rendono questa guerra profondamente contemporanea come l’uso di droni, sistemi di intelligence satellitare, cyberwarfare e armi di precisione che riflettono le capacità del XXI secolo. Il conflitto è stato combattuto anche sul piano della disinformazione e della propaganda digitale, un aspetto tipico delle guerre moderne. In altre epoche storiche l’opinione pubblica ha avuto un ruolo decisamente minore di adesso e la capacità tecnologica di raggiungere ogni singolo individuo ha fatto sì che si utilizzasse l’arma, modernissima, della disinformazione e della propagazione di vere e proprie notizie prive di fondamento.
Potremmo dire che il conflitto in Ucraina è un “ibrido” tra vecchio e nuovo, un ponte tra due ere. La sua conclusione, quindi, non segna la fine del ‘900 (già terminato da tempo), ma piuttosto evidenzia come alcune dinamiche storiche possano riemergere in forme nuove nel mondo contemporaneo. E la prova arriva anche dalla modalità con la quale si stanno avviando le trattative per mettere fine alla guerra. Sembra sempre più una sorta di Yalta due con le superpotenze che si spartiscono territori e risorse escludendo stati e popolazioni che avrebbero, a vario titolo, il diritto di essere nella partita.
Escludere l’Ucraina e l’Europa dalle trattative è un errore grave ed una grande ingiustizia verso l’impegno economico enorme profuso dall’Europa in questi anni oltre ai danni economici sofferti a causa del conflitto e un insulto alla popolazione ucraina (non alla sua inetta classe dirigente) che ha sofferto sulla propria pelle le conseguenze di quella che sempre più si sta palesando come un conflitto tra Russia e NATO. Colpa di Trump? Certo la presidenza americana c’ha messo del suo ma il grosso l’ha fatto in questi anni e sta continuando a farlo, la sudditanza dei leader europei ai diktat a stelle e strisce. E’ troppo tardi per smarcarsi da logiche di blocco e far sentire la voce del vecchio continente? Tempo ce ne sarebbe ma servirebbe una classe dirigente coraggiosa e capace della quale non si vede traccia.






