Quarto giorno di mobilitazione e scontri. La contestazione intreccia diritto allo studio, accuse di corruzione e opposizione al progetto turistico legato a Jared Kushner. Il Difensore civico verifica il trattamento delle persone fermate.
La protesta si allarga e il governo resta barricato dietro il rifiuto delle dimissioni. Venerdì 16 ottobre migliaia di giovani sono tornati nelle strade di Tirana, nel quarto giorno della mobilitazione studentesca segnata dagli scontri. Manifestazioni e disordini hanno raggiunto anche altre città, da Scutari a Elbasan e Korca. Edi Rama, al quarto mandato, ribadisce che non cederà alla violenza. Nelle piazze cresce la contestazione di un potere accusato di avere chiuso ai giovani ogni prospettiva.
Le ragioni della rivolta attraversano le aule e arrivano fino alla costa. Tasse universitarie elevate, scarso sostegno agli studenti, poche opportunità di lavoro dopo la laurea: le rivendicazioni sull’istruzione si sono saldate alla mobilitazione contro il progetto turistico di lusso legato a Jared Kushner, genero di Donald Trump, in un’area naturale costiera. Il contrasto è politicamente esplosivo: grandi investimenti per chi può permettersi una vacanza esclusiva, un futuro sempre più stretto per chi nel Paese deve vivere e studiare.
Gli studenti hanno raggiunto il movimento dei “fenicotteri”, simbolo della difesa dell’ambiente contro il progetto. La contestazione mette insieme tutela del territorio, accuse di corruzione e richiesta delle dimissioni del premier. Rama ha respinto questa richiesta; l’opposizione conservatrice sostiene le proteste e propone un governo provvisorio verso elezioni anticipate. Una collocazione politica che va registrata, senza attribuire automaticamente ai partiti la rappresentanza delle piazze.
Gli scontri hanno prodotto incendi e distruzioni. Nei giorni scorsi sono stati colpiti edifici pubblici, banche e negozi; gruppi di manifestanti hanno lanciato pietre e molotov, mentre la polizia ha risposto con idranti e lacrimogeni. Ci sono feriti e persone fermate. Il rischio è che la cronaca dei roghi finisca per occupare tutto lo spazio, cancellando le condizioni che hanno portato gli studenti davanti al ministero dell’Istruzione.
Proprio sul trattamento dei fermati è intervenuto il Difensore civico albanese. Secondo quanto riferisce Rtsh, gruppi di osservazione sono stati inviati nei commissariati di Tirana, Scutari e Korca e negli ospedali. A Korca sono state accompagnate in commissariato 26 persone, 16 delle quali minorenni, successivamente rilasciate; per alcune sono stati avviati procedimenti senza misure restrittive. A Scutari l’istituzione ha raccolto denunce sul trattamento ricevuto durante i fermi. Le verifiche sono in corso: il loro esito sarà decisivo per accertare eventuali abusi.
La delegazione dell’Unione europea ha chiesto alle autorità una risposta proporzionata e ai manifestanti di rinunciare alla violenza. Rama continua a richiamare il percorso di adesione all’Ue come orizzonte del proprio governo. Ma la credibilità europea si misura anche nei commissariati, nelle università e nelle scelte sul territorio.
Un governo che promette sviluppo deve spiegare chi ne raccoglie i benefici e chi ne sostiene i costi. Se il paesaggio diventa una merce e l’istruzione una spesa sempre più difficile da affrontare, la rabbia trova radici profonde. A Tirana si contesta anche questo modello: il futuro di un Paese consegnato agli investitori, mentre ai suoi ragazzi viene chiesto di aspettare.
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