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ARABIA SAUDITA | La guerra spegne le vetrine del regno: saltano tornei, festival e vertici

Rinviato anche l’incontro tra Unione europea e monarchie del Golfo. Di Maio ne annunciava le grandi ambizioni. Intanto Riyadh cerca di salvare la “Davos nel deserto” con i collegamenti da remoto.


La guerra presenta il conto anche al regno che pensava di comprarsi il futuro. L’Arabia Saudita aveva riempito il calendario di campioni, concerti, festival e incontri internazionali per trasformare la ricchezza petrolifera in turismo, investimenti e influenza politica. Adesso deve spostare gli appuntamenti, rassicurare gli ospiti e trovare aeroporti alternativi. La promessa di un paese proiettato oltre il petrolio si scontra con la necessità di arrivarci vivi.

Il rinvio più pesante riguarda il vertice tra Unione europea e Consiglio di cooperazione del Golfo, previsto il 24 ottobre a Riyadh. Il Consiglio del Golfo ha indicato le persistenti minacce degli Houthi e la prolungata sospensione delle operazioni all’aeroporto King Khalid. L’Ue ha annunciato che una nuova data sarà comunicata successivamente. L’incontro avrebbe dovuto manifestare anche la solidarietà europea alle monarchie della regione: la guerra ha fermato persino la fotografia di famiglia.

In questa storia ricompare Luigi Di Maio. L’ex ministro degli Esteri di Mario Draghi è tuttora rappresentante speciale dell’Unione europea per il Golfo, con mandato prorogato fino al 28 febbraio 2027. Il suo incarico riguarda l’intera regione: la celebre destinazione “in Arabia” è una semplificazione della politica italiana.

Il 30 settembre, intervistato a Riyadh da Asharq Al-Awsat, Di Maio spiegava che la presenza dei leader europei avrebbe dimostrato la forza delle relazioni e il sostegno ai paesi del Golfo, soprattutto all’Arabia Saudita. Indicava una cooperazione più stretta su sicurezza, difesa, economia e intelligenza artificiale. Le ambizioni erano alte; gli aerei, adesso, restano a terra. Il personaggio liquidato per anni con la caricatura del “bibitaro” si ritrova a rappresentare un’Europa che deve rinviare il proprio appuntamento strategico per ragioni di sicurezza. La battuta riguarda la carriera; il problema riguarda la politica estera di un continente.

Anche lo sport arretra. Il Six Kings Slam di tennis è stato spostato da ottobre al 27-30 dicembre; rinviate a data da destinarsi le finali FIFAe di videogiochi, previste a Gedda dal 16 al 25 ottobre. Il 16 ottobre si aggiungono il rinvio del Saudi International di golf e il ritiro della squadra australiana dai Mondiali di ciclismo urbano. La Coppa d’Asia di calcio del gennaio 2027 resta invece confermata dagli organizzatori locali.

Il Red Sea International Film Festival slitta al 2027, mentre Soundstorm viene cancellato per quest’anno. Per quest’ultimo gli organizzatori non hanno specificato un legame con l’escalation militare. Distinzione necessaria: difficoltà finanziarie, scelte organizzative e guerra possono sommarsi, ma ogni cancellazione ha una propria motivazione. Il risultato complessivo è comunque una stagione di grandi eventi che perde pezzi.

Resta da salvare la Future Investment Initiative, la “Davos nel deserto”, prevista dal 26 al 29 ottobre. Secondo fonti citate da Reuters, si prepara un formato ibrido per consentire ai dirigenti di partecipare a distanza. Per chi arriverà sono allo studio percorsi alternativi, anche attraverso paesi vicini e successivi trasferimenti su strada. La capitale che voleva attirare il mondo deve prima spiegargli come raggiungerla.

È qui che si misura il fallimento della promessa militare di sicurezza. Gli attacchi contro gli aeroporti civili mettono in pericolo viaggiatori e lavoratori, mentre l’allargamento della guerra divora le condizioni materiali di qualsiasi sviluppo. I governi europei continuano a parlare di partenariati strategici, investimenti e difesa. Dovrebbero mettere al centro la fine delle ostilità, prima che anche l’ultimo progetto di prosperità venga convertito in un piano di evacuazione. I contratti possono aspettare. Le persone sotto le bombe no.



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