Le accuse rivolte da Akane Shimizu, autrice di Cells at Work! Lavori in corpo, nei confronti della casa editrice Kodansha continuano ad avere ripercussioni nell’industria del manga. Dopo che, a giugno, la mangaka aveva raccontato pubblicamente di avere subito anni di abusi e negligenze da parte della casa editrice, numerosi altri autori hanno condiviso sui social esperienze simili, denunciando condizioni di lavoro difficili e rapporti problematici con i propri editor.
Fra gli interventi più significativi c’è quello di Minami Q-ta, autore di Ball & Chain, pubblicato in Giappone da Magazine House: «Mi ero convinto di essere trattato così perché non ero un autore di grande successo e pensavo fosse semplicemente la normalità. Ma se perfino Shimizu, dopo aver ottenuto un simile successo, ha continuato a essere trattata così dal suo editor, allora non c’è davvero speranza. Il fatto che sia ancora viva e continui a disegnare manga è un miracolo».
Anche Izuko Fujiya ha collegato il caso alle proprie esperienze personali, spiegando che la conclusione improvvisa della serie Sayonara no Parade, pubblicata da Kodansha, fu conseguenza di un lungo conflitto con i suoi editor. Secondo l’autrice, tre anni di contrasti editoriali le avrebbero impedito di portare avanti la storia come previsto.
Particolarmente dura è poi la testimonianza di Kayatamaru, autore di Yōjo to Scoop to Maganō. Il mangaka ha raccontato di non avere ricevuto per oltre un anno le royalty derivanti dalle edizioni estere della propria opera, senza ricevere alcuna spiegazione o scusa dalla redazione di Kodansha. Ha inoltre denunciato che i suoi problemi di salute sarebbero stati ignorati dagli editor, fino a provocare un drastico calo di peso che lo ha costretto a interrompere temporaneamente la serializzazione del manga. L’autore ha spiegato di essere tuttora in cura farmacologica.
Anche Meiji Merou, autore di Mahō Shōjo to Mayaku Sensō, ha raccontato di aver subito in passato pressioni psicologiche da parte dei propri editor. Secondo il mangaka, gli veniva ripetuto che sarebbe diventato «un fallito» perché non era bravo quanto altri autori. «All’epoca c’era la tendenza a voler costringere i disegnatori entro uno schema preciso, mettendoli emotivamente con le spalle al muro», ha dichiarato.





