Un tribunale militare israeliano condannò Azaria. La pena iniziale fu di diciotto mesi, poi ridotta. Uscì dal carcere nel 2018 dopo averne scontato solo una parte.Dieci anni dopo, il presidente Isaac Herzog ha disposto la cancellazione anticipata del periodo residuo della registrazione penale. La condanna non viene annullata: la Presidenza lo precisa. Ma scompare prima del previsto anche l’ultima traccia penale di quell’uccisione.
PERSINO L’ESERCITO HA DETTO NO
La decisione non era scontata neppure dentro Israele. Il capo di Stato maggiore Eyal Zamir era contrario. Il ministro della Difesa Israel Katz era invece favorevole.
Herzog ha richiamato il tempo trascorso, la pena scontata e il nuovo atteggiamento di Azaria, che nella richiesta più recente avrebbe espresso rammarico e definito lo sparo un errore operativo che oggi non ripeterebbe. Dopo la scarcerazione, però, Azaria aveva dichiarato pubblicamente che, nelle stesse circostanze, avrebbe agito ancora nello stesso modo.
La decisione arriva alla vigilia dello Yom Kippur, nel segno del perdono e della riconciliazione. Azaria, secondo la Presidenza, deve poter aprire un nuovo capitolo. Abdel Fattah al-Sharif un nuovo capitolo non potrà aprirlo.
PER L’UNO IL PERDONO, PER L’ALTRO LA FORCA
Quasi nelle stesse ore il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir ha chiesto la pena di morte per il palestinese arrestato dopo l’attacco del 20 settembre nei pressi di Neve Tzuf, in Cisgiordania, nel quale è stato ucciso Netanel Shukrun, padre di sei figli.
L’uomo arrestato è un sospettato e dovrà essere processato. Ben Gvir ha però già invocato l’applicazione della nuova legge israeliana sulla pena di morte per i responsabili di atti terroristici mortali.
La Knesset ha approvato definitivamente la legge il 30 marzo 2026 con 62 voti favorevoli, 48 contrari e un’astensione. Nei tribunali militari della Cisgiordania la norma consente la pena capitale per un residente del territorio condannato per avere provocato intenzionalmente una morte in un atto terroristico. Il testo esclude esplicitamente dalla disposizione i cittadini israeliani e i residenti di Israele.
I due casi non sono giuridicamente equivalenti: fatti, imputazioni e procedimenti sono diversi. Ma la differenza di trattamento prevista dalla nuova normativa è scritta nel testo stesso. Per Azaria il presidente parla di perdono e di un nuovo capitolo. Per un palestinese ancora da processare Ben Gvir invoca già la morte.
UNA LEGGE CONTESTATA ANCHE IN ISRAELE
La nuova legge è contestata anche dentro Israele. L’Association for Civil Rights in Israel ha presentato ricorso alla Corte Suprema sostenendo che il provvedimento costruisca regimi penali differenti e discriminatori e riduca le garanzie fondamentali. È un ricorso, non una sentenza: sarà la Corte a decidere. È un particolare importante. Come lo è l’opposizione del capo dell’esercito alla cancellazione anticipata della registrazione di Azaria. Criticare queste decisioni non significa confondere il governo, l’esercito, la magistratura e l’intera società israeliana. Le fratture esistono e attraversano Israele stesso.
L’EUROPA SA E CONTINUA A COMMERCIARE
Qui finisce anche l’alibi di un’Europa che protesta ma non saprebbe che cosa fare. L’Unione europea dispone di strumenti economici e diplomatici concreti. Nel 2025, dopo la revisione del rispetto dell’articolo 2 dell’Accordo di associazione Ue-Israele, la Commissione concluse che le azioni del governo israeliano costituivano una violazione degli elementi essenziali relativi ai diritti umani e ai principi democratici. Propose quindi di sospendere alcune concessioni commerciali accordate a Israele.
Nel giugno 2026 quella proposta era ancora ferma al Consiglio, senza la maggioranza qualificata degli Stati membri necessaria per approvarla.
Non è dunque soltanto Bruxelles a conoscere il problema. Sono i governi europei a non avere trasformato quella valutazione in una pressione economica proporzionata. Nel frattempo gli affari continuano. Nel 2025 l’interscambio di merci fra Unione europea e Israele ha raggiunto circa 43,3 miliardi di euro. L’Ue resta il principale partner commerciale di Israele e rappresenta quasi un terzo del suo commercio di beni. E mentre l’Europa discuteva di sospendere privilegi commerciali, il 31 agosto 2026 la Grecia, Stato membro dell’Unione, ha concluso con Israele un accordo da circa tre miliardi di euro per il sistema integrato di difesa aerea e antimissile Achilles Shield.
Non è una contraddizione nascosta. È davanti agli occhi.
L’Europa riconosce una violazione degli obblighi sui diritti umani, propone di colpire alcune agevolazioni economiche e lascia la proposta sul tavolo del Consiglio. Condanna ciò che avviene a Gaza e in Cisgiordania, mentre uno dei suoi Stati membri firma miliardi di euro di contratti con l’industria militare israeliana. Questo non dimostra che l’Europa possa, da sola, imporre la fine della guerra. Dimostra però che possiede strumenti di pressione e che, finora, ha scelto di non utilizzarli.
NON SOLO EUROPA
Lo stesso quadro attraversa altri rapporti internazionali. Gli Stati Uniti restano il principale sostegno militare e politico di Israele. Il Marocco, dopo la normalizzazione avviata con gli Accordi di Abramo, continua a sviluppare relazioni diplomatiche, economiche e di sicurezza con lo Stato israeliano. È dentro questa rete di protezioni, commerci, forniture militari e alleanze che la parola impunità acquista una dimensione politica. Non perché esista un unico governo capace di fermare Israele premendo un pulsante, ma perché molti governi possiedono strumenti per aumentare il costo delle sue scelte e decidono quanto usarli.
IN ITALIA PROCESSIAMO CHI RACCONTA
Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia e componente della Commissione di Vigilanza Rai, definì Lucia Goracci «negazionista del 7 ottobre» dopo che la giornalista aveva contestato una specifica ricostruzione sui bambini israeliani bruciati. Goracci non aveva negato il massacro compiuto da Hamas.
L’Ordine dei giornalisti, il Cdr del Tg3 e l’Usigrai reagirono all’attacco. Gasparri aveva già definito Report «l’Hamas della tv».
Il 7 ottobre civili israeliani furono uccisi, feriti e sequestrati da Hamas e da altri uomini armati. È un fatto. Verificare una singola ricostruzione non significa negarlo. Significa fare il mestiere del giornalista.
Il meccanismo diventa allora evidente: la discussione può spostarsi dai fatti a chi li racconta, fino a trasformare il cronista nel problema.
IL PERDONO, LA FORCA, GLI AFFARI
Un soldato israeliano spara alla testa a un palestinese ferito e immobilizzato, viene condannato dalla stessa giustizia militare israeliana e dieci anni dopo ottiene la cancellazione anticipata della registrazione penale.
Una nuova legge apre alla pena di morte per palestinesi condannati dai tribunali militari della Cisgiordania, escludendo dalla stessa disposizione cittadini e residenti israeliani. Ben Gvir ne reclama l’applicazione per un uomo che deve ancora essere processato.
Intanto l’Europa, che ha riconosciuto una violazione degli obblighi sui diritti umani dell’Accordo con Israele, continua a essere il suo principale partner commerciale. Quarantatré miliardi di euro di scambi spiegano almeno una parte di ciò che i comunicati diplomatici lasciano sullo sfondo.
E in Italia chi mette in discussione una specifica narrazione può ritrovarsi bollato come «negazionista».
FONTI PRINCIPALI
• Presidenza dello Stato di Israele, decisione relativa alla registrazione penale di Elor Azaria, 19 settembre 2026.
• Knesset, legge sulla pena di morte per reati terroristici, approvazione definitiva del 30 marzo 2026.
• Association for Civil Rights in Israel, ricorso alla Corte Suprema contro la legge sulla pena di morte.
• Commissione europea, revisione dell’articolo 2 dell’Accordo di associazione Ue-Israele e proposta di sospensione di concessioni commerciali.
• Commissione europea / DG Trade, dati 2025 sul commercio Ue-Israele.
• Reuters e fonti ufficiali, accordo Grecia-Israele Achilles Shield e attacco del 20 settembre 2026 in Cisgiordania.
• Ansa, polemica Gasparri-Goracci e reazioni dell’Ordine dei giornalisti e delle rappresentanze Rai.
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