Il mandato della missione delle Nazioni Unite scade il 31 dicembre. Beirut chiede una nuova presenza internazionale. Nell’ultimo conteggio disponibile, l’Italia aveva 738 caschi blu nel Paese e partecipa alle discussioni sul futuro della missione.
Il primo ministro libanese Nawaf Salam ha chiesto al segretario generale dell’Onu, António Guterres, di mantenere una presenza internazionale sotto l’egida delle Nazioni Unite nel sud del Libano anche dopo l’Unifil. Il mandato dei caschi blu termina il 31 dicembre 2026; da allora inizierà un ritiro graduale che, secondo la risoluzione del Consiglio di sicurezza, dovrà concludersi entro un anno.
Salam chiede anche il ritiro completo delle forze israeliane dal territorio libanese, la cessazione degli attacchi e il rafforzamento dell’esercito nazionale. Vuole che lo Stato estenda la propria autorità a tutto il Paese e detenga il controllo esclusivo delle armi. Ma proprio mentre si discute del futuro della missione, resta da stabilire chi svolgerà i compiti di osservazione e collegamento sul confine.
La questione riguarda direttamente l’Italia. Nell’ultimo conteggio pubblicato dall’Unifil, aggiornato al 19 agosto, i militari italiani erano 738 su 7.462 caschi blu. Operano soprattutto nel settore occidentale del Libano meridionale: pattugliano e monitorano la situazione, segnalano le violazioni, collaborano con le forze armate libanesi e sostengono la popolazione civile. L’intera missione è comandata dal generale italiano Diodato Abagnara.
Francia e Italia discutono una possibile forza internazionale successiva all’Unifil; tra le ipotesi c’è anche una missione guidata dall’Unione europea. Non sono stati però definiti mandato, composizione e regole operative. Prima di promettere una nuova presenza militare, Roma dovrà spiegare quali compiti affiderebbe ai suoi soldati e con quali garanzie. Nel sud del Libano, la parola “stabilità” ha bisogno di risposte precise.
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