Una delle conseguenze della guerra israelo-americana contro l’Iran è che è improbabile che lo status quo ante precedente nello Stretto di Hormuz venga ripristinato. Prima del conflitto, questo punto strategico marittimo fungeva da rotta internazionale aperta per un quinto del petrolio trasportato via mare. Ma con la rappresaglia iraniana, che ha imposto il blocco delle navi e fatto impennare i prezzi dell’energia, la via d’acqua ha acquisito maggiore importanza. Nel tentativo di ristabilire la deterrenza, rimodellare l’architettura di sicurezza del Golfo e creare una nuova fonte di entrate dopo il cessate il fuoco annunciato ad aprile, Teheran ha istituito a maggio l’Autorità dello Stretto del Golfo Persico per regolamentare e monetizzare il transito marittimo.
L’Oman, che insieme all’Iran è l’unico Stato costiero dell’isola di Hormuz, si trova ora al centro di una complessa sfida diplomatica. Da tempo intermediario fidato tra Stati Uniti e Iran, il Sultanato deve preservare il suo equilibrio geopolitico, faticosamente costruito nel tempo. Tutto ciò avviene in un contesto di crescenti pressioni su Mascate da parte di Washington e dei suoi partner del Consiglio di Cooperazione del Golfo (Ccg) da un lato, e di Teheran dall’altro.
Secondo alcune fonti, Iran e Oman avrebbero intenzione di imporre pedaggi alle navi commerciali che transitano nello Stretto di Hormuz, nonostante le obiezioni dell’amministrazione statunitense, inclusa la minaccia del presidente Donald Trump di “far saltare in aria” l’Oman se non si “comporterà bene”. Tuttavia, Muscat e Teheran hanno posizioni molto diverse sull’argomento: l’Iran auspica l’imposizione di pedaggi obbligatori su tutte le navi commerciali, mentre l’Oman sostiene solo tariffe facoltative basate sui servizi, quali navigazione, sicurezza, protezione ambientale e funzioni marittime correlate. In questo contesto, Teheran avrebbe avvertito che, qualora Muscat si rifiutasse di attuare un accordo congiunto, potrebbe imporre un regime di pedaggi unilateralmente, eventualmente anche con la forza.
Difendere la libertà di navigazione
Per decenni, la politica estera dell’Oman si è caratterizzata per il mantenimento di canali di comunicazione aperti sia con gli attori regionali che internazionali. Questo approccio ha permesso al Sultanato di fungere da ponte diplomatico durante i periodi di conflitto e riflette la sua preferenza per la neutralità, la mediazione e il dialogo. Piuttosto che schierarsi con Washington o Teheran, Mascate cerca di rassicurare gli Stati Uniti sul proprio impegno a favore della libertà di navigazione, mantenendo al contempo relazioni costruttive con l’Iran.
“L’Oman sta cercando di trasformare un pericoloso confronto su Hormuz in un processo diplomatico gestito”, ha spiegato il dottor Abdullah Baabood, professore ospite presso l’Università di Waseda a Tokyo, in un’intervista con Amwaj.media.
«Muscat non vuole apparire schierata contro l’Iran, ma non può nemmeno avallare alcuna iniziativa che mini la libertà di navigazione o che allarmi gli Stati Uniti, gli Stati del Ccg e i mercati energetici. La sua posizione è quindi un prudente compromesso: dialogare con l’Iran, prevenire azioni unilaterali, mantenere lo Stretto aperto e inquadrare qualsiasi meccanismo futuro come cooperazione in materia di sicurezza marittima o servizi ambientali, non come un pedaggio per il transito», ha aggiunto.
Neutralità legale nello stretto
Il diritto internazionale costituisce il fondamento della posizione dell’Oman in merito ai pedaggi relativi al transito marittimo. Ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Unclos), lo stretto è regolato dal diritto di transito, che deve rimanere continuo e senza ostacoli. L’Oman non può pertanto sostenere l’imposizione di pedaggi come unica condizione per il passaggio, poiché tali tariffe potrebbero essere in contrasto con le norme del diritto internazionale.
I pagamenti per servizi marittimi legittimi possono essere ammessi se trasparenti, proporzionati, non discriminatori e direttamente collegati ai servizi, anziché essere pedaggi di transito mascherati. Il mantenimento di questa distinzione consente all’Oman di tutelare i diritti di navigazione, preservare la neutralità e rafforzare la cooperazione marittima.
Parlando della “linea molto stretta ma importante” che l’Oman sta cercando di mantenere, il dottor Andreas Krieg, professore associato presso il Dipartimento di Studi sulla Difesa del King’s College di Londra, ha dichiarato che “la posizione migliore per l’Oman non è né filoamericana né filoiraniana, ma è a favore della navigazione legale”. Descrivendo una posizione di “neutralità attiva e legale”, Krieg ha spiegato che, sebbene “l’Oman non sia neutrale tra il passaggio legale e la coercizione”, Mascate si è posizionata neutralmente tra gli attori belligeranti al fine di “mantenere aperti i canali, ridurre gli errori di valutazione e proteggere la stabilità del Golfo”.
Poiché il diritto internazionale rappresenta il “più forte scudo” per l’Oman, il Paese farà affidamento su di esso per “ribadire l’assenza di pedaggi di transito, di tariffe coercitive o discriminatorie, di restrizioni unilaterali al passaggio, ma anche la possibile cooperazione in materia di sicurezza, ausili alla navigazione, prevenzione dell’inquinamento e servizi specifici, purché in modo trasparente e consensuale”, secondo Krieg. “La Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Unclos) incoraggia inoltre gli Stati utilizzatori e gli Stati che si affacciano sullo stretto a cooperare in materia di ausili alla navigazione e alla sicurezza e di controllo dell’inquinamento, ambito in cui l’Oman può porsi come arbitro marittimo legittimo anziché come parte in un’escalation”.
Ciononostante, altri Stati membri del Ccg potrebbero non accettare la distinzione tra pedaggi e tariffe. La loro preoccupazione non riguarda tanto il costo dei servizi quanto il precedente: qualsiasi meccanismo percepito come legittimante il controllo iraniano su Hormuz o come un’espansione dell’influenza di Teheran incontrerà resistenza. Qualsiasi accordo dovrebbe quindi rimanere saldamente ancorato al diritto internazionale.
“La questione chiave sarà come l’Oman inquadrerà la politica: come pagamento per servizi reali, non come pedaggio per il passaggio”, ha affermato un analista omanita che ha parlato con Amwaj.media a condizione di anonimato.
Washington probabilmente si opporrà a qualsiasi regime tariffario percepito come restrittivo del transito o come una normalizzazione dell’influenza iraniana sul trasporto marittimo internazionale. I governi europei potrebbero essere più pragmatici se le tariffe fossero limitate ai servizi marittimi effettivi, gestite in modo trasparente e applicate senza discriminazioni.
I rapporti con Teheran e il difficile equilibrio di Muscat
Lo studioso omanita Baabood sostiene che le questioni relative a Hormuz rappresenteranno una prova per i rapporti bilaterali tra Muscat e Teheran, ma potrebbero anche portare a un approfondimento del dialogo. “Il valore dell’Oman per l’Iran risiede nel fatto che fornisce un canale diplomatico e un’alternativa legalmente accettabile alle pressioni unilaterali iraniane. Tuttavia, se Teheran insisterà sui pedaggi obbligatori o userà Hormuz come leva, l’Oman subirà pressioni per prendere le distanze. La relazione rimarrà di cooperazione, ma non senza tensioni”, ha dichiarato l’eminente accademico ad Amwaj.media.
Analogamente, Krieg prevede una “relazione tesa ma gestita” tra Mascate e Teheran, una relazione che subirà “attriti, ma non necessariamente una rottura” a causa di queste delicate questioni. “L’Iran vorrà ambiguità perché l’ambiguità gli conferisce potere negoziale. L’Oman ha bisogno di chiarezza perché l’ambiguità rende Mascate vulnerabile alle pressioni di Washington, dei partner del CCG e del settore marittimo”, ha spiegato, “Teheran potrebbe non gradire che l’Oman ponga un limite ai pedaggi o alle tariffe unilaterali, ma l’Iran ha anche bisogno dell’Oman come uno dei pochi canali credibili verso il Golfo e l’Occidente”.
“L’Oman continuerà a dialogare con l’Iran, ma non può permettere a Teheran di presentare il dialogo omanita come un’approvazione da parte dell’Oman del controllo iraniano sullo stretto”, ha aggiunto.
In futuro, l’Oman probabilmente continuerà a svolgere il suo ruolo di ponte, il che richiede di evitare qualsiasi impressione di appoggio o allineamento. Il dialogo con Teheran non significa sostenere un maggiore controllo iraniano su Hormuz, né la cooperazione con Washington implica un’agenda anti-iraniana. Questo delicato equilibrio rimane fondamentale per il valore diplomatico di Mascate, soprattutto considerando la capacità unica dell’Oman di comunicare al di là delle divisioni.
In definitiva, il dibattito sulle tariffe per i servizi marittimi nello Stretto di Hormuz riflette questioni più ampie riguardanti la sovranità, la libertà di navigazione e la sicurezza regionale. Per l’Oman, il rispetto del diritto internazionale costituisce la base per gestire questi interessi contrastanti, preservando al contempo la sua credibilità come mediatore affidabile. Distinguendo la legittima cooperazione marittima dalle restrizioni al transito, Mascate può continuare a svolgere un ruolo diplomatico indispensabile, in un momento in cui il memorandum d’intesa tra Iran e Stati Uniti rischia seriamente di fallire completamente.
“Minacciare pubblicamente l’Oman, mentre l’Iran crea insicurezza marittima, esercita una pressione inutile su uno dei pochi attori regionali ancora in grado di dialogare con tutte le parti”, ha concluso l’analista omanita.
Giorgio Cafiero







