Attualità

QUESTO VECCHIO PAZZO MONDO | Da Zaporizhzhia a Gaza, il mondo continua a disumanizzarsi

Oggi è la Giornata mondiale della salute mentale. Si parla di prevenzione, di cura e di relazioni umane mentre da Zaporizhzhia a Gaza, dal Sudan allo Yemen, continuano ad arrivare notizie di bambini uccisi, famiglie travolte dalle bombe e milioni di persone costrette alla fuga. La guerra non distrugge soltanto edifici, ospedali e infrastrutture. Devasta legami, infanzia, possibilità di immaginare il futuro. E lascia ferite che sopravvivono ai combattimenti.

L’Oms dedica questa giornata alle esperienze vissute e alla necessità che chi conosce in prima persona la sofferenza psichica partecipi alle decisioni sulla cura. Un principio che acquista un significato particolarmente doloroso dove la guerra cancella perfino la libertà di scegliere come vivere. E c’è un’altra questione, che riguarda anche chi osserva da lontano: l’assuefazione alla violenza, la perdita della capacità di riconoscere nell’altro un essere umano.

UCRAINA — Tre bambini sotto le macerie di Zaporizhzhia

Il bilancio dell’attacco russo sulla città dell’Ucraina meridionale è salito a diciassette morti, tra cui tre bambini, e diciotto feriti. Le bombe hanno investito edifici residenziali e i soccorritori hanno cercato persone sotto le macerie. Altri attacchi hanno colpito Kiev e le infrastrutture energetiche. La strage arriva il giorno dopo l’annuncio statunitense di un alleggerimento delle restrizioni sul gasolio russo, duramente criticato dal presidente Volodymyr Zelensky. Le trattative procedono a intermittenza; i civili non possono sospendere la guerra.

ARABIA SAUDITA E YEMEN — L’aeroporto di Riad sotto attacco

Una forte esplosione all’aeroporto internazionale King Khalid ha provocato l’evacuazione dei viaggiatori e la cancellazione o deviazione di numerosi voli. È il nuovo capitolo di una serie di attacchi attribuiti agli Houthi yemeniti contro obiettivi sauditi. Le incursioni dei giorni precedenti hanno provocato morti e feriti; per l’episodio di sabato non è stato comunicato un bilancio ufficiale definitivo. La ripresa dei combattimenti lungo la costa yemenita del Mar Rosso rischia di allargare ulteriormente il conflitto e di mettere in pericolo i civili anche fuori dallo Yemen.

PALESTINA — Una tregua che non protegge i civili

A Gaza continuano le incursioni e gli attacchi israeliani. Secondo i dati del ministero della Salute di Gaza, ripresi dall’Associated Press, dopo il cessate il fuoco di ottobre 2025 sono stati uccisi oltre 1.480 palestinesi; sabato i bombardamenti hanno provocato altre cinque vittime. Intanto in Cisgiordania le violenze dei coloni e le restrizioni imposte ai palestinesi pesano anche sulla raccolta delle olive, un lavoro che significa sostentamento, terra, continuità della vita quotidiana. Il presunto “cessate il fuoco” è solo un triste bluff: l’occupazione continua, il genocidio non si è mai interrotto.

SUDAN — Quarantuno sfollati uccisi nel Nilo Azzurro

Nell’area di Abu Shandi, vicino al confine etiopico, un attacco con droni ha ucciso 41 sfollati, fra cui otto bambini, secondo il gruppo di giuristi Emergency Lawyers, che attribuisce la responsabilità alle Forze di supporto rapido (Rsf). I paramilitari non hanno commentato l’accusa. Combattimenti e avanzate territoriali proseguono nel Kordofan settentrionale; il Darfur resta frammentato e martoriato. L’Onu stima in 33,7 milioni le persone che hanno bisogno di assistenza in Sudan, tra cui 17,3 milioni di bambini. La guerra iniziata nell’aprile 2023 ha provocato una catastrofe umanitaria di proporzioni enormi.

ETIOPIA ED ERITREA — Il Tigray sull’orlo di un altro precipizio

Ad Addis Abeba si denuncia un’incursione militare eritrea, che Asmara respinge come falsa. Testimoni hanno riferito della presenza di truppe etiopi e milizie alleate ad Adigrat, vicino al confine, ma il controllo effettivo della città non era verificabile in modo indipendente. Esplosioni e attacchi con droni alimentano il timore di un nuovo conflitto regionale. Sono passati appena quattro anni dall’accordo che doveva mettere fine alla precedente devastazione del Tigray.

LIBANO — Il fronte che non si chiude

Nel sud del Libano proseguono attacchi e tensioni tra Israele e gruppi armati, mentre gli accordi diplomatici non hanno restituito una sicurezza stabile alle comunità della fascia di confine. Nelle zone colpite, una tregua sulla carta non ricostruisce le case né rende immediatamente possibile il ritorno degli sfollati.

CONGO — La guerra e il mercato dei combattenti

Nel Sud Kivu, nella Repubblica democratica del Congo, un’imboscata di settembre contro uomini collegati alla società di sicurezza Vectus Global di Erik Prince, fondatore di Blackwater, ha provocato almeno venti tra morti e feriti, secondo una ricostruzione pubblicata il 9 ottobre da Reuters. L’episodio mostra quanto siano intrecciati la guerra contro i ribelli dell’M23, la presenza di personale militare privato e il controllo delle aree ricche di risorse minerarie.

Sette fronti, sette storie differenti, responsabilità differenti. Ma una conseguenza attraversa tutte queste guerre: chi non decide di combatterle perde la casa, gli affetti, la scuola, le cure, talvolta la vita. Nella Giornata mondiale della salute mentale il pensiero va ai sopravvissuti, ai bambini che continuano a sentire le esplosioni anche quando le esplosioni finiscono. E a un mondo che, davanti ai numeri quotidiani dei morti, rischia di non sentire più nulla. A Zaporizhzhia sono morti tre bambini. Nel Nilo Azzurro altri otto bambini, già sfollati. Non sono soltanto cifre della cronaca: erano persone, prima che la guerra le trasformasse in un bollettino.



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