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RUSSIA AL VOTO | Putin chiede un plebiscito sulla guerra. Dalla scheda è stato cancellato il partito della pace

Il risultato di Russia Unita appare già scritto. A raccontare il Paese saranno piuttosto l’affluenza, le schede annullate e le poche forme di dissenso sopravvissute alla repressione. Giovanni Savino: «Interessante vedere se vi siano segnali da leggere tra le righe».


La Russia vota per rinnovare i 450 deputati della Duma. È la prima elezione parlamentare dall’invasione su larga scala dell’Ucraina e Vladimir Putin ha già spiegato quale significato intende attribuirle: andare alle urne servirà a mostrare che milioni di cittadini sostengono i soldati, la guerra e l’unità nazionale contro le pressioni esterne.

Non si sceglie soltanto un Parlamento. Il Cremlino chiede una conferma politica alla Russia entrata nel quinto anno di guerra.

Il risultato principale appare già scritto. Russia Unita conserverà il controllo della Duma; comunisti, nazionalisti dell’Ldpr, Russia Giusta e Nuova Gente continueranno a occupare uno spazio di opposizione consentita, con differenze anche importanti sulle politiche sociali ma senza mettere realmente in discussione il conflitto.

Dalla scheda è invece scomparso Yabloko, il partito che aveva costruito la propria campagna sulla pace e sulla necessità di una soluzione negoziale.

Il numero cancellato

La guida più completa per capire queste elezioni è stata pubblicata da Giovanni Savino, storico della Russia e dell’Europa orientale, docente all’Università Federico II di Napoli e autore del canale Russia e altre sciocchezze.

Savino ricorda un particolare piccolo ma politicamente enorme. Sulla scheda proporzionale sono rimasti dieci partiti, numerati dall’uno all’undici. Il numero 2 non è stato riassegnato: apparteneva a Yabloko.

Il 10 agosto la Corte suprema ha annullato la registrazione della lista federale, accogliendo contestazioni relative ai finanziamenti e all’utilizzo di materiali elettorali. La decisione è stata confermata in appello e la Commissione elettorale centrale ha eliminato il partito dalla competizione.

Yabloko invitava a trasformare il voto in un pronunciamento contro la guerra, restando nei limiti sempre più stretti concessi dalla legislazione russa. Con la sua esclusione è scomparsa l’unica lista nazionale che permetteva di votare apertamente per il cessate il fuoco.

Il vuoto lasciato dal numero 2 racconta quindi queste elezioni meglio di molti comizi: si chiede ai russi se approvano la politica del Cremlino, ma si impedisce alla principale risposta contraria di apparire sulla scheda.

Russia Unita può vincere anche restando sotto il 50 per cento

I due principali istituti demoscopici russi, entrambi vicini all’amministrazione presidenziale, descrivono risultati leggermente differenti. Il Vciom assegna a Russia Unita tra il 51 e il 53 per cento; il Fom la colloca tra il 47 e il 49 per cento.

La differenza non è soltanto simbolica. Metà della Duma viene eletta con il sistema proporzionale, l’altra metà nei collegi uninominali. Nel 2021 Russia Unita ottenne il 49,82 per cento dei voti di lista, ma conquistò 198 collegi su 225, arrivando complessivamente a 324 deputati: abbastanza per superare la maggioranza costituzionale fissata a 300 seggi.

Il meccanismo potrebbe ripetersi. Il partito di Putin può restare sotto la metà dei voti e dominare ugualmente il Parlamento.

Dietro Russia Unita dovrebbe arrivare il Partito comunista della Federazione Russa, stimato tra il 13 e il 17 per cento. Il Kprf propone controllo dei prezzi, tassazione progressiva, difesa della sanità pubblica e riduzione dell’età pensionabile. Sul conflitto, però, la sua dirigenza sostiene lo sforzo militare e considera quelle misure sociali parte della mobilitazione necessaria alla vittoria. È un’opposizione economica che, quando si arriva alla guerra, rientra nei ranghi.

La guerra entra nella Duma

Secondo i dati della Commissione elettorale centrale citati da Savino, 186 candidati alla Duma hanno partecipato alla cosiddetta “operazione militare speciale”. Considerando anche le consultazioni regionali e locali, i candidati provenienti dal fronte sono 1.586.

Non sappiamo quanti saranno eletti, ma il dato indica la direzione scelta dal Cremlino: integrare reduci, militari e figure legate al conflitto dentro la futura classe dirigente.

Russia Unita presenta 52 veterani nelle liste federali e altri 28 nei collegi uninominali. La guerra non è più soltanto la principale decisione del potere politico. Sta diventando uno dei criteri attraverso cui il potere seleziona e rinnova sé stesso.

Cambiano anche i confini elettorali. Per la prima volta partecipano al rinnovo della Duma gli abitanti delle regioni ucraine di Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhia e Kherson, annesse unilateralmente da Mosca nel 2022 ma non interamente controllate dalle forze russe. Per l’Ucraina, l’Onu e gran parte della comunità internazionale il voto organizzato in quei territori è illegale.

Sette deputati saranno eletti nei nuovi collegi, ricavati senza aumentare i 450 seggi complessivi.

L’urna invisibile

Un altro dato decisivo sarà il voto elettronico a distanza, utilizzato in 33 regioni e repubbliche della Federazione. Alla vigilia erano state presentate 4,1 milioni di richieste, circa una volta e mezzo quelle del 2021.

Sabato mattina il ministero russo per la Digitalizzazione annunciava un’affluenza elettronica del 75 per cento, con punte superiori all’80 per cento in alcune regioni.

È una partecipazione difficilmente verificabile. Savino definisce il sistema opaco, privo di un controllo indipendente e capace di rendere impossibile l’osservazione effettiva dello scrutinio. Nel 2021 i voti elettronici ribaltarono diversi collegi di Mosca nei quali i candidati sostenuti dall’opposizione risultavano avanti con le schede cartacee.

Putin ha votato dal proprio ufficio al Cremlino attraverso un computer. Il presidente ha ringraziato qualcuno fuori campo alla fine dell’operazione. Non sapremo invece chi ringrazieranno i milioni di voti digitali quando entreranno nel conteggio definitivo.

A vigilare non ci sarà neppure una missione dell’Osce. La Russia non ha trasmesso l’invito necessario e questa sarà la terza consultazione nazionale consecutiva senza osservatori dell’organizzazione.

La stanchezza che non trova una scheda

Il voto arriva mentre la guerra pesa sempre di più sulla vita quotidiana. Gli attacchi ucraini con droni raggiungono raffinerie, aeroporti, depositi e infrastrutture a migliaia di chilometri dal fronte. Le imprese affrontano tassi d’interesse elevati, carenza di manodopera, sanzioni e difficoltà nell’approvvigionamento di carburante.

Putin ha escluso una nuova mobilitazione. Il solo fatto che debba ripeterlo indica quanto il timore sia presente nella società.

Diversi sondaggi registrano contemporaneamente un sostegno ancora esteso al presidente e una maggioranza favorevole alla ripresa dei negoziati. Non è necessariamente una contraddizione: una parte dei russi può condividere gli obiettivi dichiarati dal Cremlino e, nello stesso tempo, desiderare la fine del conflitto. Altri possono semplicemente avere paura di rispondere.

Per questo il voto non potrà misurare davvero il consenso alla guerra. Gli elettori contrari non dispongono di una lista nazionale riconoscibile; le organizzazioni indipendenti sono state chiuse, costrette all’estero o dichiarate “agenti stranieri”; manifestare pubblicamente contro l’invasione può significare perdere il lavoro o la libertà.

Le opposizioni hanno scelto strategie differenti. La squadra di Julija Navalnaja propone di votare qualunque partito possa ridurre il peso di Russia Unita. Yabloko invita ad annullare la scheda proporzionale e a sostenere i suoi candidati rimasti nei collegi. Il movimento Russia pacifica di Ilja Jašin chiede ai contrari alla guerra di presentarsi insieme ai seggi domenica a mezzogiorno. Altri, come Garry Kasparov, sostengono il boicottaggio per non legittimare una competizione ritenuta ormai inesistente.

Il risultato ufficiale e la Russia reale

In un recente approfondimento Francesco Dall’Aglio ha riportato l’attenzione sulle elezioni e sugli equilibri interni alla Federazione. Media indipendenti russi come The Insider e Meduza documentano intanto il progressivo smantellamento degli spazi politici, informativi e civili nei quali avrebbe potuto formarsi un’alternativa.

Il Cremlino presenterà la vittoria di Russia Unita come la risposta del Paese agli attacchi ucraini, alle sanzioni e all’Occidente. Quel risultato dirà certamente qualcosa sulla capacità del potere di mobilitare il proprio blocco sociale. Dirà molto meno su ciò che pensano tutti gli altri.

Savino suggerisce di guardare tra le righe: l’affluenza reale, la differenza tra voto cartaceo ed elettronico, le schede annullate, i risultati degli ultimi candidati pacifisti, la partecipazione alla protesta di mezzogiorno. Nessun dato, da solo, misurerà il dissenso. Insieme potranno mostrarne almeno l’ombra.

Putin saprà quanti seggi avrà conquistato. Sarà molto più difficile stabilire quanti russi sostengano ancora la guerra e quanti vorrebbero fermarla, perché a questi ultimi è stato tolto perfino il numero sulla scheda.


Fonti

• Giovanni Savino, Russia e altre sciocchezze — Il rinnovo della Duma nella Russia in guerra

• Pagine Esteri — Russia al voto, il test di Putin sulla guerra

• Reuters — Putin casts parliamentary election as barometer of support for war

• Reuters — Ukraine says Russian elections in occupied areas are illegal

• Associated Press — Russia begins three days of voting in parliamentary election

• Francesco Dall’Aglio — Elezioni in Russia, approfondimento video



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