Donald Trump ha cacciato dalla Casa Bianca i giornalisti che non gli piacciono. Le televisioni americane hanno risposto spegnendo le telecamere. In Italia Giorgia Meloni non ha bisogno di vietare l’ingresso alla stampa: dispone di un servizio pubblico che racconta gli annunci, attenua le sconfitte e lascia scivolare sotto il tavolo ciò che potrebbe disturbare Palazzo Chigi.
CNN, Politico e MS NOW hanno presentato un ricorso contro il presidente e la sua amministrazione dopo che i loro giornalisti sono stati esclusi dalla Casa Bianca e i pass sono stati disattivati. Chiedono a un giudice federale di fermare un provvedimento che considerano contrario al Primo emendamento, quello che tutela la libertà di parola e di stampa.
La risposta più importante, però, non è arrivata soltanto dagli avvocati. ABC, CBS, NBC, CNN e perfino Fox News hanno sospeso la copertura televisiva degli eventi presidenziali in solidarietà con le testate colpite. Il risultato è stato quasi simbolico: durante l’inaugurazione di una nuova piattaforma per elicotteri alla Casa Bianca, Trump è apparso senza la normale copertura del pool e, per lunghi tratti, senza un audio utilizzabile.
Il presidente che voleva scegliere chi potesse raccontarlo è rimasto senza microfono. Non è una rivoluzione, né cancella anni di cedimenti dell’informazione americana davanti al potere politico ed economico. Ma è un gesto concreto: se il governo decide quali giornalisti sono ammessi in base a ciò che scrivono, gli altri non si accomodano al posto rimasto libero.
Trump usa il manganello, Telemeloni l’ovatta. Il primo vuole mettere a tacere le voci ostili; la seconda copre con il rumore della propaganda le notizie che fanno male. Negli Stati Uniti, almeno per un giorno, televisioni concorrenti hanno capito che la libertà di stampa si difende insieme. In Italia troppi dirigenti continuano a comportarsi come se la libertà fosse una rubrica da collocare dopo la pubblicità.
Una televisione pubblica non deve essere contro il governo. Deve essere del pubblico. La differenza è tutta qui, ed è la differenza tra informare i cittadini e tranquillizzare il potere.
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