Nella regione del Mudug, nella Somalia centrale, sempre più bambini malnutriti arrivano in ospedale quando le loro condizioni sono ormai critiche. Non perché le famiglie abbiano aspettato, ma perché vicino alle loro case non trovano più cure, farmaci e alimenti terapeutici.
Il reparto per la malnutrizione sostenuto da Medici senza frontiere nel Mudug Regional Hospital di Galkayo dispone di appena 28 posti letto. Dall’inizio di aprile lavora oltre la propria capacità. Alla fine di maggio i piccoli pazienti erano quasi il doppio dei posti disponibili.
Tra gennaio e luglio Msf ha ricoverato 1.389 bambini con malnutrizione acuta e complicanze mediche. Di questi, 809 erano affetti da malnutrizione grave.
Tra maggio e luglio sono stati inoltre inseriti nei programmi ambulatoriali 1.322 bambini, contro i 788 dello stesso periodo del 2025: un aumento del 68 per cento.
Dodici ore di viaggio per trovare il latte terapeutico
Molte famiglie avevano già cercato aiuto nelle strutture più vicine. In una sola settimana di giugno, dieci degli undici bambini ricoverati a Galkayo erano stati visitati altrove. Sono stati trasferiti perché mancavano farmaci e latte terapeutico o perché le loro condizioni continuavano a peggiorare.
Sabrin Ahmed ha viaggiato per dodici ore da Abudwak, distante circa 270 chilometri, con il figlio di undici mesi. Il medico dell’ospedale locale le aveva spiegato di non poterlo curare. In città non era più disponibile neppure il latte terapeutico necessario.
«Quando arrivano da noi, questi bambini non sono soltanto malnutriti. Hanno anche polmonite, morbillo o difterite», spiega Emmanuel Omale, coordinatore di progetto di Msf in Somalia. Sono patologie che rendono le cure più difficili e aumentano il rischio di morte.
«Non arrivano tardi perché le famiglie hanno aspettato. Arrivano tardi perché più vicino a casa non è rimasto nulla. Un reparto ospedaliero è l’ultimo anello di una catena: non può sostituire tutto il resto. E per di più è già pieno».

Gli aiuti tagliati mentre avanza la siccità
Il piano di risposta umanitaria per la Somalia è stato ridotto a 852 milioni di dollari per il 2026 e a luglio risultava finanziato per meno di un terzo. Il Programma alimentare mondiale ha ridotto l’assistenza alimentare d’emergenza da oltre due milioni di persone a poco più di 600 mila.
Nel Puntland, uno degli stati federali della Somalia che comprende la parte settentrionale del Mudug, più di settanta strutture sanitarie hanno chiuso.

Alle conseguenze dei tagli si aggiunge la siccità. Nel corso del 2026 le piogge sono rimaste nettamente sotto la media. Molte famiglie di pastori sono state costrette a spostarsi alla ricerca di acqua e pascoli, allontanandosi ancora di più dai pochi presidi sanitari rimasti.
Msf chiede a donatori, agenzie dell’Onu e autorità sanitarie di riaprire e rafforzare i servizi di assistenza primaria, garantendo farmaci, alimenti terapeutici e cure vicine ai luoghi in cui vivono le famiglie.

L’organizzazione continuerà ad accogliere i bambini che raggiungeranno Galkayo. Ma ventotto letti non possono sostituire un sistema sanitario smantellato. Quando un bambino deve viaggiare dodici ore per trovare una confezione di latte terapeutico, la malnutrizione non è più soltanto una calamità: è anche il risultato di precise scelte politiche.
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