Diritti

TURCHIA | Erdoğan spegne le notizie: polizia dentro Halk TV, un vecchio film al posto della diretta

All’alba la polizia entra in televisione. I giornalisti restano fuori, la diretta viene interrotta e sullo schermo compare un vecchio film turco. A Istanbul, mercoledì quattordici ottobre, il commissariamento di Halk TV ha assunto questa forma: il potere prende possesso degli strumenti con cui viene raccontato e contestato. Una delle principali emittenti vicine all’opposizione passa sotto il controllo di un amministratore nominato dallo Stato.

La Procura di Istanbul riconduce l’operazione a un’indagine sul presidente dell’emittente, Cafer Mahiroğlu, per presunte tangenti, turbative delle gare e riciclaggio. Sono stati disposti diciassette fermi, undici dei quali eseguiti. Mahiroğlu, che vive all’estero, respinge le accuse e denuncia un intervento politico. Il provvedimento assegna al fondo pubblico Tmsf l’amministrazione delle società coinvolte.

Il blitz arriva nel giorno in cui Ekrem İmamoğlu, sindaco di Istanbul incarcerato dal marzo 2025, comincia a presentare la propria difesa nel processo per corruzione. Halk TV ha seguito estesamente il procedimento contro uno dei principali rivali di Recep Tayyip Erdoğan. L’opposizione collega la scelta del momento alla volontà di soffocare quella copertura; il nesso politico resta una denuncia, mentre l’interruzione delle trasmissioni è un fatto. Il sindacato turco dei giornalisti ha condannato l’operazione come un attacco alla libertà di stampa.

Sullo sfondo si allarga lo scandalo dei fondi d’investimento che coinvolge oltre quattrocentocinquantacinquemila risparmiatori e centotrentuno fondi. Le ricadute raggiungono figure di primo piano dell’Akp, il partito di Erdoğan. L’opposizione accusa il governo di voler spegnere anche questo fronte dell’informazione, mentre economisti e giornalisti che ne hanno discusso sono finiti sotto pressione.

La stretta attraversa televisioni, giornali digitali e piattaforme social. Il sito indipendente T24 è stato bloccato; i giornalisti İsmail Saymaz e Murat Ağırel sono stati posti agli arresti domiciliari per presunte informazioni false sullo scandalo finanziario. Secondo l’associazione per la libertà di espressione Ifod, a settembre sono stati ordinati blocchi contro milleduecentosettanta account su X. Si restringono insieme gli spazi per indagare, pubblicare e raggiungere i lettori.

Le accuse penali richiedono prove, processi e responsabilità individuali. Il commissariamento di una televisione investe invece il diritto di milioni di persone a conoscere ciò che accade. Erdoğan consolida il proprio potere dentro questo spazio sottratto ai cittadini. Il vecchio film mandato in onda al posto delle notizie diventa così l’immagine della giornata: fuori la polizia presidia la redazione, dentro lo schermo offre una realtà innocua. Chi governa può finalmente guardarsi senza essere disturbato.



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