Nuovo sviluppo nell’inchiesta anticorruzione ucraina aperta ad agosto e arrivata fino all’Ufficio del presidente Volodymyr Zelensky.
L’Alta Corte anticorruzione ha imposto al deputato Vadym Stolar una cauzione di 300 milioni di grivne, circa sette milioni di euro, oltre al divieto di lasciare l’Ucraina senza autorizzazione e all’obbligo di consegnare i documenti validi per l’espatrio.
Stolar, rientrato nel Paese dopo essere stato inizialmente raggiunto dalle contestazioni mentre si trovava all’estero, è accusato da Nabu e Sapo di aver partecipato a una presunta organizzazione criminale che avrebbe utilizzato falsificazioni, accessi abusivi ai registri e operazioni finanziarie per impossessarsi di società e immobili e riciclare denaro. Le accuse devono ancora essere accertate in giudizio e Stolar nega responsabilità.
Nello stesso procedimento sono coinvolti, tra gli altri, l’ex parlamentare Maksym Mykytas e Iryna Mudra, già vicecapo dell’Ufficio presidenziale.
L’indagine era emersa pubblicamente il 19 agosto, quando le agenzie anticorruzione avevano annunciato un’operazione contro una presunta organizzazione criminale composta anche da parlamentari, ex parlamentari e alti funzionari della presidenza.
Il nuovo provvedimento arriva mentre Kiev affronta contemporaneamente un passaggio delicato sul fronte diplomatico. Donald Trump sostiene che Russia e Ucraina possano arrivare a una tregua sugli attacchi alle infrastrutture energetiche; Zelensky ha aperto all’ipotesi, chiedendo però garanzie sull’effettiva volontà di Mosca di rispettarla.
Guerra, possibile negoziato e politica interna procedono così insieme. E mentre le elezioni nazionali restano sospese per la legge marziale, le agenzie anticorruzione continuano a indagare dentro le strutture del potere ucraino.
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