Quasi millequattrocento palestinesi uccisi a Gaza dopo il cessate il fuoco secondo le autorità sanitarie. Il 98 per cento delle scuole è danneggiato o distrutto. In Cisgiordania continuano operazioni militari, arresti e violenze dei coloni. Intanto in Toscana viene denunciato un altro soldato israeliano con l’accusa di crimini commessi nella Striscia.
La guerra dovrebbe essersi fermata. A Gaza, però, si continua a morire.
Sabato 19 settembre almeno tre palestinesi sono stati uccisi in nuovi attacchi israeliani. Tra loro Basir al-Bursh, figlio del direttore generale del ministero della Salute di Gaza. Altri attacchi hanno colpito Shejaia e Sheikh Radwan.
Gli ultimi dati delle autorità sanitarie palestinesi parlano di 1.399 morti e 4.863 feriti dal cessate il fuoco dell’11 ottobre 2025. A questi si aggiungono 834 corpi recuperati dalle macerie. Dall’inizio della guerra i morti sono 73.919 e i feriti 174.977. Il 22 settembre Wafa ha riferito di altri tre palestinesi uccisi negli attacchi su Gaza City: due nei pressi della scuola Muscat, nel quartiere al-Tuffah, e uno vicino ad al-Nafaq Street. Nelle ventiquattro ore precedenti cinque corpi e venticinque feriti erano arrivati negli ospedali della Striscia.
Una tregua che sulla carta avrebbe dovuto aprire la ricostruzione. Quasi un anno dopo, la ricostruzione non è partita.
LE MACERIE UCCIDONO DUE VOLTE
Non servono neppure nuovi bombardamenti per morire. Il 16 settembre un edificio di sette piani, già gravemente danneggiato dagli attacchi israeliani, è crollato sulle famiglie che vi abitavano perché non avevano un posto più sicuro dove andare.
Alla fine delle operazioni di soccorso i morti erano ventuno. Quarantacinque persone sono state estratte vive dalle macerie.
Migliaia di persone vivono dentro edifici lesionati perché le alternative sono tende, campi sovraffollati o altre rovine. Mancano abitazioni, mezzi pesanti, materiali e macchinari per demolire in sicurezza e ricostruire. La guerra può dunque uccidere anche mesi dopo che la bomba è caduta. Prima distrugge una casa. Poi costringe qualcuno a tornarci dentro. Infine quella casa gli crolla addosso.
LA SCUOLA SOTTO UNA TENDA
Il 21 settembre, per la prima volta in quasi tre anni, centinaia di migliaia di bambini e ragazzi sono tornati a una qualche forma di scuola in presenza. Secondo l’Unicef, il 98 per cento degli edifici scolastici di Gaza è stato danneggiato o distrutto. Circa seicentosessantamila studenti sono rimasti senza un’istruzione regolare. Le lezioni riprendono in tende, sotto teloni, dentro strutture danneggiate e con pochissimo materiale scolastico.
Circa ventiduemila studenti e oltre settecentosettanta lavoratori del settore educativo sono stati uccisi dall’inizio della guerra, secondo i dati delle autorità educative palestinesi riportati da Reuters. I bambini tornano a scuola. Molte delle scuole non esistono più.
CISGIORDANIA
Intanto la violenza continua anche nella Cisgiordania occupata. Il 20 settembre un palestinese ha ucciso a colpi d’arma da fuoco l’israeliano Netanel Shukrun nei pressi dell’insediamento di Neve Tzuf. L’uomo indicato come autore dell’attacco è stato successivamente arrestato.
Nelle stesse ore soldati israeliani hanno ucciso un automobilista palestinese vicino all’insediamento di Ganim. L’esercito israeliano ha sostenuto che l’uomo avesse tentato di investire i militari. Netanyahu ha quindi ordinato un rafforzamento delle operazioni, con nuovi arresti e rinforzi. Nelle ultime ore Wafa ha inoltre segnalato nuovi raid nelle aree di Tulkarm e Betlemme, posti di blocco nei pressi di Qalqilya e coloni che hanno raso al suolo uliveti a Huwwara, a sud di Nablus.
È il meccanismo che accompagna ormai da anni la Cisgiordania: attacchi palestinesi, operazioni dell’esercito, arresti, chiusure, espansione degli insediamenti e violenze dei coloni. Una spirale nella quale la popolazione civile continua a vivere sotto occupazione militare.
LA CORTE SOTTO ASSEDIO
Mentre a Gaza si continua a morire, l’amministrazione Trump aumenta la pressione sulla Corte penale internazionale. Secondo Reuters, Washington ha preparato sanzioni contro la Corte nel suo complesso, dopo quelle già adottate contro singoli magistrati e funzionari. Le misure potrebbero tagliare l’istituzione fuori da servizi finanziari, informatici e da altri rapporti con cittadini e società statunitensi, rendendone più difficile il funzionamento.
La campagna americana riguarda anche i mandati d’arresto emessi dalla Cpi contro Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant. Il 22 settembre, parlando all’Assemblea generale dell’Onu, Trump ha chiesto a tutti gli Stati membri della Corte di abbandonarla immediatamente.
La pressione non riguarda dunque soltanto le decisioni sulla guerra di Gaza. Investe direttamente l’istituzione internazionale incaricata di perseguire genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra.
E POI SI VA IN VACANZA
C’è infine una storia che arriva direttamente in Italia. La Hind Rajab Foundation ha depositato una denuncia penale contro Yonatan Chalich, soldato israeliano che secondo la Fondazione si trova in Toscana.
Le accuse sono pesantissime: crimini di guerra, crimini contro l’umanità e atti di genocidio commessi durante le operazioni israeliane nella Striscia di Gaza tra ottobre 2023 e agosto 2024. Il dossier pare indicare fatti e luoghi precisi.
Chalich avrebbe prestato servizio nella Tycoon Company del battaglione Givati Shaked, appartenente alla 401ª Brigata corazzata. La Fondazione collega la sua unità a tre episodi: le operazioni all’ospedale Al-Shifa, l’attacco alla moschea Haj Hamdi Harzallah e la distruzione di Palestine Square a Gaza City. Per Al-Shifa, la Fondazione afferma di avere documentazione della presenza personale di Chalich all’interno del complesso durante l’operazione del marzo-aprile 2024. Adesso chiede alle autorità italiane di indagare.
L’ITALIA DEVE RISPONDERE
La vicenda è arrivata anche in Parlamento. Stefania Ascari e Andrea Quartini hanno annunciato un’interrogazione al governo. In Toscana i consiglieri Irene Galletti e Luca Rossi Romanelli hanno annunciato una mozione regionale chiedendo che le istituzioni italiane collaborino all’accertamento delle eventuali responsabilità individuali e all’applicazione del diritto internazionale.
Non è neppure il primo caso. Nel 2026 la Hind Rajab Foundation aveva già presentato in Italia altre denunce contro militari israeliani presenti nel nostro Paese. Ed è qui che la questione smette di riguardare soltanto Gaza. Riguarda l’Italia.
Se una persona accusata attraverso un dossier documentato di avere partecipato a crimini internazionali si trova sul territorio italiano, spetta ora alla magistratura stabilire se esistano gli elementi per indagare e procedere. Vediamo se accade.
MENTRE IL MONDO DISCUTE
A New York i governi parlano della Palestina. Si discute di riconoscimento dello Stato palestinese, di sanzioni, di Corte penale internazionale, di commercio, di armi e di futuro della Striscia.
A Gaza, nel frattempo, i bambini fanno lezione sotto i teloni. Le famiglie dormono negli edifici bombardati. Gli edifici crollano. Gli attacchi continuano. In Cisgiordania continuano occupazione militare, arresti, violenze e insediamenti. E mentre un soldato denunciato per crimini commessi a Gaza può trovarsi in Toscana in attesa che la giustizia italiana decida se intervenire, il presidente degli Stati Uniti chiede agli Stati del mondo di lasciare la Corte chiamata a giudicare proprio i crimini internazionali. La Palestina rischia così di diventare una questione di cui il mondo discute mentre i palestinesi continuano a morire e gli strumenti costruiti per accertare le responsabilità vengono messi sotto pressione.
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