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Il prossimo 8 febbraio si riuniranno a Madrid la francese Le Pen, Salvini per l’Italia, il premier ungherese Orbán, gli austriaci del Fpö, i padroni di casa di Vox, i tedeschi di AFD e molti altri leader del cosiddetto sovranismo. Tema del summit? “Mega”, manco a dirlo, “Make europe great again”. Elon Musk allunga gli artigli su quello che rimane dell’Unione europea attraverso quei soggetti politici che di questo progetto sono stati, sembra, i più acerrimi nemici. Il tutto nel solco della tradizionale avversione dei repubblicani americani e in particolare di Donald Trump per questo ibrido giuridico/istituzionale che è l’UE. Basta ricordare l’appoggio incondizionato alla compagine Exit, durante la campagna referendaria sull’uscita della Gran Bretagna dalla UE, con tanto di promessa di poderosi aiuti economici e apertura sul mercato americano dei prodotti britannici.
La domanda a questo punto è: siamo di fronte alla spallata definitiva al progetto comunitario? Difficile dirlo, i prossimi mesi saranno fondamentali per capire i danni che il combinato disposto di dazi e sovranismo potrà produrre. Fondamentale sarà la reazione delle opinioni pubbliche dei vari paesi comunitari. Si cominciano già a vedere i primi anticorpi al virus populista, in Francia alle ultime elezioni si è registrato un inatteso successe delle sinistre come reazione a un possibile governo guidato dalla Le Pen, in Germania la paventata collaborazione tra CDU e AFD ha prodotto manifestazioni imponenti in varie città. E in Italia? Nulla si muove, come da tradizione, il consenso al governo è saldo, l’opinione pubblica segue questi avvenimenti come se riguardasse altri, i dati economici pur negativi non sembrano preoccupare i cittadini del Belpaese, più interessati a seguire il prossimo Festival di Sanremo che a preoccuparsi della tenuta dell’EU e della deriva autoritaria che si sta prospettando in molti dei paesi membri.
C’è da dire che i politici e le istituzioni comunitarie ce l’hanno messa davvero tutta per far disamorare i cittadini europei di quella che sembrava la realizzazione dell’utopia di Altiero Spinelli. Nel corso della sua storia, molti errori o scelte controverse hanno contribuito a minare il sostegno dell’opinione pubblica al progetto comunitario. Un colpo durissimo è arrivato, per esempio, dalla crisi del debito sovrano (2010-2015). La risposta dell’UE alla crisi finanziaria globale e alla successiva crisi del debito in paesi come Grecia, Spagna, Portogallo e Italia è stata percepita come punitiva e inefficace. Le politiche di austerità imposte hanno portato a tagli drastici alla spesa pubblica, aumento della disoccupazione e recessione, alimentando il risentimento verso le istituzioni europee. L’approccio rigoroso della Troika (Commissione Europea, BCE e FMI) è stato visto come un’imposizione da parte dei paesi più ricchi del Nord Europa, creando un divario tra Nord e Sud. L’UE è, inoltre, percepita come un’entità distante, guidata da burocrati non eletti e poco trasparenti. La complessità delle sue istituzioni e processi decisionali farraginosi come la regola dell’unanimità per le decisioni su temi come la politica estera, le politiche fiscali e di bilancio, modifica dei trattati ecc. ha alienato molti cittadini, che si sentono esclusi dalle decisioni che li riguardano. Nemmeno sul tema dell’informazione si è riusciti ad essere convincenti. L’UE ha spesso fallito nel comunicare in modo efficace i benefici del progetto comunitario, lasciando spazio a narrative populiste e anti-europeiste.
Tutto questo senza contare il tema principale per antonomasia degli ultimi anni, le politiche sulle migrazioni. L’arrivo di un numero senza precedenti di migranti e rifugiati ha messo a nudo le divisioni tra gli stati membri. La mancanza di una politica comune e solidale ha portato a tensioni, con paesi come l’Ungheria e la Polonia che si sono opposti alle quote di redistribuzione dei migranti. L’incapacità di gestire efficacemente i flussi migratori ha alimentato paure e insicurezze tra i cittadini, sfruttate dai partiti populisti per criticare l’UE.
Complice di queste diversità di punti di vista è stata anche l’espansione dell’UE verso Est (ad esempio, con l’ingresso di paesi come Romania e Bulgaria nel 2007) che è stata vista da alcuni come frettolosa, senza un’adeguata preparazione per garantire il rispetto dei valori democratici e dello Stato di diritto.
L’integrazione di paesi con economie meno sviluppate ha creato squilibri, con alcuni cittadini dei paesi più ricchi che si sentono penalizzati da trasferimenti di risorse verso i nuovi membri. Di fronte ad una serie di riforme politiche illiberali e liberticide di alcuni stati membri l’UE non è stata in grado di agire con sufficiente fermezza. Si veda il caso di paesi come Polonia e Ungheria, dove sono stati messi in discussione i principi democratici e lo Stato di diritto. Questo ha minato la credibilità dell’UE come difensore dei valori fondamentali. La decisione del Regno Unito di lasciare l’UE nel 2016 ha rappresentato un duro colpo per il progetto comunitario, evidenziando le divisioni e le insoddisfazioni diffuse tra i cittadini europei.
L’UE ha faticato a riformarsi in modo significativo per rispondere alle preoccupazioni dei cittadini, come la mancanza di un bilancio comune per le crisi o una politica estera più coesa. Molti cittadini vedono l’UE come un veicolo della globalizzazione, che ha portato alla delocalizzazione di posti di lavoro e alla perdita di sovranità nazionale. Questo sentimento è stato sfruttato dai movimenti populisti per criticare l’integrazione europea. Accordi come il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) vengono percepiti come favorevoli alle multinazionali a scapito dei diritti dei lavoratori e dei consumatori.
Gli errori e le sfide dell’UE hanno spesso alimentato una narrazione negativa, sfruttata dai partiti populisti e anti-europeisti. Tuttavia, l’UE rimane un progetto unico nel suo genere, che ha garantito pace, stabilità e prosperità per decenni. Per riconquistare il sostegno dell’opinione pubblica, l’UE deve diventare più trasparente, democratica e vicina ai bisogni dei cittadini, affrontando le disuguaglianze e promuovendo un’integrazione più equa e solidale. Ma la nebbia che è calata sulla politica europea sarà difficile dissiparla, saranno mesi e anni difficili ai quali l’opinione pubblica, specialmente quella italiana sembra non essere preparata.





