Diritti

PALESTINA OCCUPATA | Medici Senza Frontiere: «Liberate subito i medici detenuti». L’allarme dell’Onu per Hussam Abu Safiya

Non basta bombardare gli ospedali. Non basta ridurre al collasso un sistema sanitario già allo stremo. Secondo Medici Senza Frontiere, in Palestina si sta consumando anche un’altra emergenza: quella degli operatori sanitari arrestati, detenuti e, secondo numerose organizzazioni internazionali, sottoposti a condizioni incompatibili con il diritto internazionale.

L’organizzazione umanitaria ha lanciato un nuovo appello per il rilascio immediato di tutto il personale medico palestinese detenuto dalle autorità israeliane, denunciando una situazione che definisce «inaccettabile».

Al centro della denuncia c’è il caso del dottor Hussam Abu Safiya, direttore dell’ospedale Kamal Adwan, nel nord della Striscia di Gaza, arrestato nel dicembre 2024 durante un’operazione militare israeliana nell’ospedale e tuttora detenuto senza che sia stato celebrato un processo. Secondo Msf il medico è stato recentemente trasferito in regime di isolamento, mentre i suoi legali e diverse organizzazioni per i diritti umani denunciano torture, gravi maltrattamenti e un rapido deterioramento delle sue condizioni fisiche.

L’allarme delle Nazioni Unite

Nelle ultime settimane anche l’Ufficio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani nei Territori Palestinesi Occupati (Ohcr) è intervenuto con un appello urgente, chiedendo al governo israeliano di proteggere la vita del medico, garantirgli cure immediate e procedere al suo rilascio oppure formulare rapidamente accuse precise e assicurargli un processo equo.

Secondo l’Ohcr, Abu Safiya sarebbe stato sottoposto a isolamento prolungato, ripetute aggressioni fisiche e privazione delle cure mediche necessarie, fino a trovarsi, secondo gli avvocati che lo hanno visitato, in condizioni di serio pericolo per la vita.

Anche la Commissione d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite sui Territori Palestinesi Occupati ha espresso «grave preoccupazione» chiedendone il rilascio immediato e ricordando che il personale sanitario gode di una protezione specifica prevista dal diritto internazionale umanitario.

Non è un caso isolato

Per Medici Senza Frontiere il caso Abu Safiya rappresenta soltanto il volto più noto di un fenomeno molto più ampio.

Secondo i dati citati dall’organizzazione, elaborati da Healthcare Workers Watch, 95 operatori sanitari palestinesi risultano ancora detenuti dalle autorità israeliane dall’ottobre 2023, mentre nello stesso periodo oltre 1.700 operatori sanitari sono stati uccisi, tra cui 15 membri dello staff di MSF.

Tra i detenuti figura anche il chirurgo ortopedico di Msf Mohammed Obeid, arrestato il 26 ottobre 2024 mentre era in servizio nello stesso ospedale Kamal Adwan. Da oltre seicento giorni è detenuto in Israele senza poter avere contatti con la propria famiglia. Anche per lui l’organizzazione umanitaria chiede il rilascio immediato e incondizionato.

La sanità come bersaglio

La questione va oltre i singoli casi personali.

Dall’inizio della guerra il sistema sanitario di Gaza ha subito una devastazione senza precedenti: ospedali distrutti o evacuati, personale sanitario ucciso, ambulanze colpite, carenza cronica di medicinali, carburante e attrezzature. Le organizzazioni umanitarie denunciano da mesi che la capacità di cura della popolazione è ormai ridotta al minimo.

Israele sostiene che molte strutture sanitarie siano state utilizzate da Hamas per finalità militari e afferma che le operazioni sono condotte nel rispetto del diritto internazionale. Le organizzazioni umanitarie e numerosi organismi delle Nazioni Unite contestano però che gli attacchi contro ospedali e il trattamento riservato al personale sanitario abbiano assunto dimensioni incompatibili con gli obblighi previsti dal diritto internazionale umanitario.

Il silenzio della comunità internazionale

«Il silenzio è diventato complicità», afferma Medici Senza Frontiere nel suo comunicato.

Un’accusa pesante che si aggiunge alle richieste avanzate da Onu, Amnesty International, Organizzazione Mondiale della Sanità e numerose associazioni mediche internazionali: garantire la protezione del personale sanitario, assicurare condizioni di detenzione conformi al diritto internazionale e liberare gli operatori detenuti arbitrariamente.

In ogni conflitto la neutralità della medicina rappresenta uno dei principi fondamentali del diritto umanitario. Quando a essere colpiti diventano coloro che curano i feriti, non è soltanto un sistema sanitario a crollare: viene messo in discussione uno dei cardini stessi della civiltà giuridica internazionale.






 

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