Il giornalista tunisino Zied El-Heni, già in carcere dove sta scontando una condanna a un anno, dovrà comparire il 25 settembre davanti alla sezione specializzata in reati di terrorismo del Tribunale di primo grado di Tunisi. Secondo il Committee to Protect Journalists (Cpj), nei suoi confronti sono state formulate quattro nuove accuse legate al terrorismo che, secondo la famiglia, potrebbero esporlo fino all’ergastolo.
Il nuovo procedimento riguarda una registrazione audio trapelata nel 2023 e attribuita all’ex dirigente di Ennahda Mondher Lounissi e alla giornalista Chahrazed Akacha. El-Heni era stato inizialmente convocato come testimone. La vicenda avrebbe preso una piega diversa quando il giornalista, interrogato sull’origine delle informazioni e sui contatti utilizzati per verificarle, ha invocato il diritto alla protezione delle proprie fonti.
La difesa sostiene che El-Heni non abbia fatto altro che svolgere il proprio lavoro: controllare l’autenticità di una registrazione e incrociare le informazioni prima di pubblicarle. Un’attività di verifica giornalistica finita al centro di un procedimento per terrorismo.
El-Heni è già detenuto nel carcere di Mornaguia. Arrestato il 24 aprile 2026, il 7 maggio è stato condannato a un anno di reclusione in base all’articolo 86 del Codice delle telecomunicazioni per dichiarazioni critiche nei confronti della magistratura. La sentenza è stata confermata in appello il 26 giugno. Sul giornalista pende inoltre un altro procedimento relativo al periodo in cui sedeva nel consiglio municipale di Cartagine.
Il Cpj chiede alle autorità tunisine di liberarlo immediatamente e di ritirare le accuse. Il suo caso si inserisce in una repressione più ampia della stampa indipendente: nelle ultime settimane il sindacato tunisino dei giornalisti ha denunciato la crescente pressione giudiziaria sui professionisti dell’informazione.
La Tunisia nata dalla rivoluzione del 2011 era diventata uno dei luoghi più promettenti per la libertà di stampa nel mondo arabo. Quindici anni dopo, verificare una fonte può portare un giornalista davanti a un tribunale antiterrorismo.
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