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LIBERTÀ DI STAMPA  | Vienna, giornalisti ucraini fermati come sospette spie. Dodici ore di custodia e un intervento da chiarire

Il Cpj chiede spiegazioni all’Austria. I due cronisti di Ukrainska Pravda stavano seguendo una pista investigativa nella capitale austriaca


Due giornalisti ucraini fermati a un semaforo nel centro di Vienna, uomini armati e incappucciati che sfondano i finestrini dell’automobile, trascinano gli occupanti sull’asfalto e li immobilizzano. Uno viene ferito dalle schegge di vetro, l’altro racconta di essersi ritrovato con un ginocchio premuto sul collo mentre ripeteva di essere un giornalista.

Non è successo in Russia, né in un territorio occupato dell’Ucraina. È accaduto giovedì 8 ottobre nella capitale austriaca, nel cuore dell’Unione europea.

I protagonisti sono Mykhailo Tkach, giornalista investigativo, e Yaroslav Bondarenko, operatore video. Entrambi lavorano per Ukrainska Pravda, una delle principali testate indipendenti ucraine. Sono rimasti in custodia per oltre dodici ore per sospetto spionaggio, prima di essere rilasciati venerdì 9 ottobre.

Il racconto dell’operazione arriva dallo stesso Tkach, che inizialmente avrebbe temuto un rapimento. Il ministero dell’Interno austriaco ha confermato, secondo il Committee to Protect Journalists (Cpj), il sospetto di spionaggio e ha riferito che altri due cittadini ucraini erano stati fermati nei giorni precedenti con la medesima ipotesi investigativa.

La direttrice di Ukrainska Pravda, Sevgil Musaieva, ha riferito che Bondarenko è stato medicato in ospedale prima dell’interrogatorio. Tkach è stato liberato nelle prime ore di venerdì, ma la polizia ha trattenuto i suoi dispositivi elettronici.

Fiona O’Brien, direttrice del Cpj per Europa e Asia centrale, ha chiesto alle autorità austriache spiegazioni complete sull’intervento e sulle modalità del fermo. Al momento della pubblicazione del comunicato non risultava ancora una risposta della procura austriaca alla richiesta di chiarimenti del Cpj.

Il retroscena dell’inchiesta

Secondo quanto ricostruito dal Corriere della Sera, i due giornalisti stavano cercando di rintracciare a Vienna Ruslan Kravchenko, ex procuratore generale ucraino. Tkach è responsabile delle inchieste di Ukrainska Pravda, testata nota anche per il suo lavoro sulla corruzione e sui centri di potere ucraini.

Lo stesso Tkach sostiene che durante l’interrogatorio gli siano state contestate tre ipotesi: spionaggio per l’intelligence militare ucraina, partecipazione a un’organizzazione criminale e attività dannose per l’Austria. Il giornalista respinge le accuse e afferma di non aver ricevuto spiegazioni sui loro fondamenti.

Il quadro rimane da chiarire. Secondo Reuters, quattro cittadini ucraini erano stati arrestati complessivamente durante la settimana e il ministro dell’Interno Gerhard Karner aveva riferito che tre risultavano ancora detenuti il 9 ottobre. Il successivo comunicato del Cpj segnala invece la liberazione di entrambi i giornalisti.

Le autorità austriache hanno il diritto di investigare su eventuali attività di spionaggio. Devono però spiegare la necessità e la proporzionalità della forza utilizzata, oltre a garantire tutte le tutele previste dalla legge. Nel febbraio 2026 lo stesso Cpj aveva già denunciato presunte attività di sorveglianza contro almeno dieci giornalisti ucraini impegnati in inchieste sulla corruzione.

Che cosa stavano cercando i due cronisti e perché un lavoro d’inchiesta è stato inizialmente trattato come una possibile operazione di intelligence? È qui il nodo della vicenda. Mentre si chiede di difendere la democrazia europea dalla guerra, anche le istituzioni europee sono chiamate a dimostrare nei fatti il rispetto delle libertà che dichiarano di proteggere.



Mykhailo Tkach, giornalista investigativo di Ukrainska Pravda, fermato a Vienna insieme all’operatore Yaroslav Bondarenko.



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