Gli ultimi giorni dell’anno sono tempo di bilanci. Il 2024 sarà sicuramente ricordato per eventi che avranno effetti sugli anni a seguire. E’ stato un anno vissuto con ansia, con la paura che tutto potesse degenerare in un conflitto incontrollato. L’Ucraina e il Medio Oriente in primis, ma anche la tensione sempre maggiore intorno all’isola di Taiwan hanno tenuto l’opinione pubblica mondiale con il fiato sospeso. Parallelamente a questi eventi abbiamo assistito alla più strana e incomprensibile campagna elettorale per la presidenza americana. Tra i molti fattori che hanno determinato una situazione cafkiana c’è sicuramente la figura di Donald Trump, i suoi guai giudiziari, il coinvolgimento nell’attacco a Capitol Hill, la propaganda caratterizzata fortemente da iperbole fantasiose (durante il dibattito con Kamala Harris, Donald Trump ha ripetuto più volte che a Springfield, in Ohio, le persone migranti provenienti da Haiti starebbero mangiando cani, gatti, e altri animali domestici delle persone che abitano lì. La bufala è nata sui social, fatta circolare da ambienti di estrema destra, e non ha nessun fondamento nella realtà) nonché l’attentato in Pennsylvania, evento che ha scosso l’opinione pubblica americana. Dall’altra parte non si era mai visto un presidente uscente dimostrare segni di decadimento fisico e psichico così gravi da essere sostituito a campagna in corso e (lo abbiamo visto con i risultati) oltre tempo massimo. Alla fine, come era ampiamente prevedibile, ha vinto Donald Trump, troppo debole Kamala Harris, troppo incerto l’appoggio dell’establishment democratico a una candidata palesemente inadeguata.
L’anno che è cominciato con i due conflitti in corso (Ucraina e Medio Oriente) più altri dimenticati come quello sanguinoso in Sudan, finisce con l’ennesimo rovesciamento di regime sempre in Medio Oriente. In poco più di una settimana, i ribelli islamisti, insieme ai fuoriusciti dell’Esercito siriano libero (Fsa), sostenuti dalla Turchia del movimento Tahrir al-Sham (Hts) dopo aver conquistato Aleppo, Hama e Homs sono entrati a Damasco. Si sono chiusi così cinquantaquattro anni di potere della famiglia al-Assad, prima del padre Hafez e poi di Bashar, a guida del paese dal 2000. il leader dei ribelli siriani di Hayat Tahrir al-Sham (Hts) ha abbandonato il suo pseudonimo di guerra, Mohammed al-Jolani, per tornare al suo vero nome, Ahmed al-Sharaa. Questo dettaglio spiegherebbe una trasformazione più generale del leader di Hts, 42 anni, che sta cercando di lasciarsi alle spalle la sua immagine di jihadista per accreditarsi come futura guida di un paese di cui l’“Occidente non ha nulla da temere”, l’opposto della Siria “stato canaglia” per gli Stati Uniti, insieme con Iraq e Iran, dei tempi della famiglia al-Assad. Se sarà la vera primavera araba o l’ennesimo bluff si vedrà nel corso dei prossimi mesi. In Siria sono presenti truppe di Turchia, USA, Russia e Israele; sarà difficile tenere bassa la tensione, staremo a vedere.
Detto degli scenari di guerra, ci sono molti eventi interessanti o, comunque, rilevanti accaduti durante l’anno. A partire dalla morte di Aleksej Navalny attivista russo deceduto il 16 febbraio in circostanze non ancora chiarite, che ha suscitato reazioni internazionali e proteste in Russia.
Dal 26 luglio all’11 agosto 2024 si sono svolte a Parigi le Olimpiadi 2024. La capitale francese ha ospitato giochi che hanno segnato un ritorno delle Olimpiadi estive in Europa dopo diversi anni. Come al solito sono state caratterizzate dalla mannaia tutta occidentale contro gli atleti russi alterando ancora una volta di fatto i risultati sportivi. Sempre in campo sportivo si segnala l’ascesa di Jannik Sinner. Il tennista italiano è stato riconosciuto come atleta dell’anno, consolidando la sua posizione nell’élite del tennis mondiale.
In campo scientifico si segnalano grandi progressi nel campo dell’intelligenza artificiale. Il 2024 ha visto significativi avanzamenti nell’utilizzo dell’AI, con implicazioni importanti in vari settori, dalla medicina alla robotica. Questi progressi, che hanno sicuramente aspetti molto positivi, hanno suscitato anche molta preoccupazione per gli effetti negativi che possono essere generati da processi informatici che rischiano di uscire dal controllo e produrre vulnus importanti in vari campi.
Sul fronte economico le proiezioni del PIL indicano una crescita globale intorno al 3,2 per cento nel 2025, con variazioni tra le diverse aree economiche. L’aumento delle tensioni geopolitiche rappresenta, però, una minaccia significativa per la crescita globale, specialmente in area Euro, influenzando le relazioni internazionali e le dinamiche economiche. Gli analisti prevedono una riduzione dell’inflazione dal 5,4% del 2023 al 2,1% nel 2025, con politiche monetarie che potrebbero influenzare la stabilità economica. In sintesi, il 2025 si prospetta come un anno di crescita economica moderata, con sfide derivanti da tensioni geopolitiche, dinamiche interne alle varie aree geografiche e politiche monetarie in evoluzione.
Fin qui il passato, e il futuro? Per questo dovremo aspettare ancora qualche settimana. Il lunedì 20 gennaio 2025 si insedierà Donald Trump nella sala ovale e da quel momento molte cose potrebbero cambiare. Già si vedono i segni prodromici, basta vedere a chi sta consegnando i posti di potere nella sua prossima amministrazione. Ma questo sarà argomento di un prossimo editoriale.





