Diritti

CPR | Medici sotto inchiesta, chat parlamentari acquisite. Ma curare non significa torturare

Ventitré sanitari perquisiti nell’inchiesta di Ravenna sui presunti falsi certificati che avrebbero impedito il trasferimento di migranti nei Centri per il rimpatrio. Ilaria Cucchi rinuncia all’immunità. Fnomceo e Ordine dei medici difendono l’autonomia professionale. Sullo sfondo, le violazioni documentate nei Cpr.


La Procura di Ravenna indaga su una presunta rete di medici che avrebbe prodotto certificazioni di non idoneità per impedire il trasferimento di persone migranti nei Centri di permanenza per il rimpatrio. Sono stati perquisiti ventitré sanitari in diverse città italiane. Alcuni risultano indagati, altri sono stati coinvolti come persone informate sui fatti.

Tra gli indagati c’è l’infettivologo Nicola Cocco, esperto di medicina delle migrazioni e tra i promotori della campagna “Mai più lager – No ai Cpr”. L’accusa ipotizza un coordinamento nazionale finalizzato a ostacolare i trasferimenti attraverso certificati falsi.

Cocco respinge la ricostruzione. Sostiene di non avere mai firmato uno dei certificati contestati e di non avere organizzato alcuna rete clandestina. I modelli trovati dagli investigatori, secondo il medico, sarebbero materiali preparatori di una campagna pubblica sulla “patogenicità” dei Cpr, costruiti con riferimenti al Codice deontologico, al consenso informato e ai pareri di bioeticisti e studiosi del diritto.

Gli accertamenti dovranno stabilire se siano state certificate condizioni inesistenti oppure se i sanitari abbiano esercitato, secondo scienza e coscienza, la propria autonomia clinica.

LE CHAT DI ILARIA CUCCHI

Nel telefono di Cocco sono state trovate anche conversazioni con la senatrice di Avs Ilaria Cucchi e con la deputata Francesca Ghirra.

In un primo momento Cucchi ha denunciato una violazione dell’articolo 68 della Costituzione e ha definito l’acquisizione una possibile intimidazione. La Procura ha spiegato che le chat non erano state cercate attraverso i nomi delle parlamentari: sarebbero emerse automaticamente mediante parole chiave come “Cpr”, “certificati” e “non idoneità”. Le conversazioni saranno sigillate secondo le garanzie previste dalla legge.

Dopo le reazioni di Magistratura Indipendente e dell’Anm di Ravenna, Cucchi ha precisato di non voler polemizzare con la magistratura né contestare la ricostruzione tecnica della Procura.

La senatrice non solleverà un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale e non intende avvalersi dell’immunità. Rivendica però la gravità della spettacolarizzazione mediatica e della successiva strumentalizzazione politica dell’inchiesta.

«Prima di essere una parlamentare della Repubblica, sono una cittadina cui lo Stato ha ucciso il fratello», ha ricordato Cucchi. Una cittadina che, dopo anni di processi sbagliati e depistaggi sulla morte di Stefano, dice di non avere mai perso la fiducia nella giustizia.

IL MEDICO NON È UN AUSILIARIO DEL CONTROLLO PUBBLICO

Sul caso è intervenuto anche Filippo Anelli, presidente della Fnomceo, invitando alla prudenza. Se un medico ha attestato il falso, ha osservato, dovrà risponderne anche sul piano deontologico. Ma l’autonomia e l’indipendenza della professione devono essere difese nell’interesse dei pazienti. Discutere delle condizioni presenti nei Cpr non costituisce di per sé un illecito.

Ancora più esplicito il presidente dell’Ordine dei medici di Bologna, Luigi Bagnoli: ogni certificazione deve aderire alla realtà, ma i sanitari non possono diventare «ausiliari del controllo pubblico». Il loro obbligo resta la cura.

La Direzione del Policlinico Sant’Orsola ha espresso solidarietà alle due infettivologhe perquisite, ma non indagate, affermando che hanno lavorato con competenza e responsabilità, secondo scienza e coscienza.

Anche la Cgil di Bologna ha aderito alla manifestazione organizzata in sostegno dei medici. Più di trecento persone hanno partecipato al presidio, denunciando il rischio che i sanitari diventino nuovi capri espiatori politici.

CHE COSA SONO DIVENTATI I CPR

La discussione sui certificati non nasce nel vuoto. Nel 2024 il Comitato europeo per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa, dopo avere visitato i Cpr di Milano, Gradisca d’Isonzo, Palazzo San Gervasio e Roma-Ponte Galeria, ha raccolto testimonianze di maltrattamenti fisici, uso eccessivo della forza e somministrazione di psicofarmaci senza adeguata prescrizione.

A Palazzo San Gervasio è in corso un processo per presunti maltrattamenti avvenuti tra il 2018 e il 2022. Tra le persone rinviate a giudizio figurano appartenenti alle forze dell’ordine, medici e responsabili della gestione. Il centro era già stato chiuso nel 2011 dopo le denunce sulle condizioni di detenzione, per poi riaprire nel 2018.

A Milano la società che gestiva il Cpr di via Corelli è stata sequestrata nel 2023 nell’ambito di un’inchiesta per frode nelle pubbliche forniture e turbativa d’asta. Negli atti sono descritte condizioni “infernali” e “degradanti”. Il centro è stato poi affidato a un altro gestore ed è rimasto aperto.

Sono fatti che rendono concreta, non ideologica, la valutazione sulla compatibilità tra le condizioni di salute di una persona e la sua detenzione amministrativa. Prima di accusare i medici di avere ostacolato i rimpatri, bisogna accertare se abbiano attestato il falso. Ma bisogna anche ricordare dove quelle persone stavano per essere rinchiuse.

Un medico deve rispondere della verità delle proprie certificazioni. Non può essere costretto a trasformare la diagnosi in un lasciapassare per la detenzione. La giustizia accerti i fatti. La politica, intanto, smetta di chiedere alla medicina di fare il lavoro della polizia.


FONTI

Ansa, 18-19 settembre 2026: difesa di Nicola Cocco, posizione Fnomceo e acquisizione delle chat parlamentari.

Il Resto del Carlino, 19 settembre 2026: presidio di Bologna e adesione della Cgil.

Rai TGR Emilia-Romagna, 19 settembre 2026: posizione del Policlinico Sant’Orsola.

Consiglio d’Europa, Comitato per la prevenzione della tortura: rapporto sui Cpr italiani visitati nell’aprile 2024.

Rai TGR Basilicata, 15 maggio 2025: processo per i presunti maltrattamenti a Palazzo San Gervasio.

Asgi, 10 marzo 2025: procedimento sulla gestione del Cpr di via Corelli.




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