Cuba vive la peggiore crisi dagli anni ’90, con un collasso sistemico che unisce fallimenti produttivi, povertà endemica e sfiducia nelle istituzioni. La leadership, divisa tra retorica rivoluzionaria e misure inefficaci, non offre soluzioni strutturali. Il presidente Díaz-Canel lo ha ammesso con rara franchezza: “Se i nuovi schemi non generano valute reali, avremo solo spostato denaro senza risolvere nulla”. Senza riforme democratiche, investimenti reali e riconciliazione sociale, il paese rischia una destabilizzazione irreversibile.
Il PIL si è contratto dell’1,1 per cento nel 2024, accumulando un crollo dell’11 per cento negli ultimi cinque anni. Alcuni settori chiave sono in caduta libera, agricoltura e zootecnia registrano un calo del 53,4 per cento, il settore manifatturiero del 23 per cento, dello zucchero, risorsa agricola di punta sono state prodotte solo 299.800 tonnellate nel 2025, contro gli 8 milioni degli anni ’90. Le esportazioni hanno raggiunto solo il 62 per cento dei target nel primo semestre 2025, con un calo del 7 percento dei ricavi in valuta estera.
Sono inoltre sempre più frequenti i blackout che arrivano fino a 20 ore/giorno per il collasso del sistema elettrico essendo funzionanti solo sei delle 15 centrali presenti nel Paese. Conseguentemente la produzione industriale è quasi azzerata, acciaio a zero, cemento al 43 per cento, legname al 17 percento delle capacità complessive. Il 13 febbraio 2024 il presidente Miguel Díaz-Canel ha destituito Alejandro Gil Fernández dal ruolo di ministro dell’Economia e della pianificazione, a causa di questa profonda crisi economica. Al suo posto è stato nominato Marino Murillo Jorge, un veterano economista che ha già ricoperto questa carica dal 2006 al 2016 il quale ha ammesso che “Manca combustibile e manutenzione; senza energia non c’è sviluppo”
L’inflazione al 25-30 per cento nel 2025 secondo stime ufficiali, con i prezzi reali che sono esplosi ben oltre questi dati, colpisce pesantemente la popolazione. Con uno stipendio medio di 6.500 CUP/mese (17 dollari) il 37,5 percento dei cubani è in povertà.
Le prossime elezioni presidenziali si terranno mercoledì 13 agosto 2025, secondo quanto anticipato dal Parlamento cubano. Il presidente Díaz-Canel cerca la rielezione tra accuse di manipolazione e esclusione di rivali (come Laurent Gbagbo) mentre l’opposizione denuncia mancanza di riforme elettorali e trasparenza.
Cuba sta subendo un isolamento criminale come nessun altro in epoca recente. L’embargo economico, commerciale e finanziario degli Stati Uniti (definito “bloqueo” dal governo cubano) ebbe inizio formalmente il 3 febbraio 1962, quando il presidente John F. Kennedy firmò la Proclama Presidenziale 3447, decretando un embargo totale ai sensi della Legge di Assistenza Estera del 1961. Tuttavia, le prime sanzioni economiche risalgono al 1960, sotto la presidenza di Dwight D. Eisenhower, in risposta alla nazionalizzazione delle proprietà statunitensi a Cuba.
Le sanzioni hanno visto un’ulteriore stretta con l’amministrazione Trump. Nel gennaio 2025 sono state reintrodotte misure di “pressione massima”, inclusa la re-attivazione del Titolo III, sanzioni contro il settore militare e restrizioni sull’accesso al dollaro e ai flussi migratori. Questa politica, combinata con la fine della pandemia da COVID-19 e la progressiva riduzione del sostegno ideologico ed economico di alleati tradizionali come il Venezuela, ha inflitto un duro colpo all’economia cubana che si ritrova a vivere la drammatica esperienza del Período especial, dopo la caduta dell’URSS.
Una delle conseguenze di questa disastrosa situazione è che un milione di cubani che rappresentano il 10 percento della popolazione sono emigrati dal 2021, per fame e mancanza di prospettive. E’ un situazione che si scontra con tutta la storia di questo Paese, dove reminiscenze del periodo di Che Guevara, Fidel Castro e della rivoluzione, sono presenti e ancora, nonostante tutto, sentite dal popolo, una storia che ha ovviamente ha un merito innegabile, che ha ottenuto cose importanti e difficili nel secolo XX.
Ma ora siamo nel secolo XXI. E’ necessario attualizzarsi. E’ un popolo patriota che non dimentica la sua storia e che non vuole essere dominato da nessuno, ma è anche evidente che un sistema autoritario come quello del Poder popular a partito unico in questo momento è vissuto come un limite alle libertà democratiche e alla possibilità di costruire un socialismo più in linea con i tempi. Ed è altrettanto evidente che a questo punto serve uno scatto di orgoglio, una nuova visione che vada oltre i principi ispiratori di quella rivoluzione che pure portò risultati straordinari come la riforma agraria, il servizio sanitario nazionale, il livello di istruzione migliore di tutto il Sud America e che fu un faro per tutte le nazioni che lottavano contro il colonialismo e l’imperialismo. Lo chiede il popolo cubano, lo chiedono tutti coloro che, nonostante tutto, hanno continuato sempre a vedere in Cuba un esempio di solidarietà internazionale e una nazione e un popolo portatori di un messaggio e di una visione che le circostanze interne, ma specialmente internazionali, non hanno consentito che si sviluppassero in tutta la loro potenzialità.



