E’ passato alla Camera il cosiddetto Decreto Sicurezza con cui il governo Meloni ha aggirato il blocco in Parlamento. Introduce molti nuovi reati e aggravanti. Il DDL stava rallentando in Parlamento e quindi lo hanno spacchettato, lo hanno modificato su quelle disposizioni che al Quirinale proprio non potevano accettare (bocciata la norma che portava madri con neonati in cella e bocciata anche l’idea di permettere ai servizi segreti di raccogliere dati dentro università ed enti pubblici) e lo infilano in un bel decreto di emergenza. In questo modo viene bypassato il dibattito e neutralizzate le opposizioni con la scusa di intervenire velocemente nell’interesse dell’ordine pubblico. Il DDL colpisce le manifestazioni, i detenuti, la cannabis light, e le persone migranti.
Per gli agenti di polizia e i militari più tutele, via libera al porto d’armi senza licenza e fuori servizio, e lo Stato pagherà le spese legali a chi è indagato per atti compiuti in servizio.
Insomma più repressione, vengono inasprite le pene per resistenza allargandola anche alla resistenza passiva, quindi si rischia una denuncia penale anche senza commettere atti violenti, non solo, ma le sanzioni sono più dure per chi manifesta contro opere strategiche, tradotto, se sei contro un inceneritore o una grande opera pubblica (vedi TAV) sei da punire, non da ascoltare.
C’è anche il controverso blocco stradale. Attualmente bloccare le strade (anche durante una protesta) è un illecito amministrativo, ma ora diventa un reato penale. Potrà essere punito con fino a un mese di carcere e una multa fino a trecento euro. Ma se avviene nel corso di una manifestazione, e sono più persone a bloccare la strada, allora la pena può arrivare fino a sei anni. Le manifestazioni, pertanto, diventano sorvegliate speciali, arrivano le bodycam che non servono solo a controllare gli agenti, ma anche chi protesta. In aggiunta a questo pacchetto di nuovi reati vengono introdotte le tutele legali e c’è la copertura delle spese per agenti e militari anche se indagati per uso eccessivo della forza che diventa, però, un incentivo implicito a usare le maniere forti, tanto paga lo Stato.
È vietato importare, cedere, lavorare, distribuire, commerciare, trasportare, inviare, spedire e consegnare le infiorescenze della canapa coltivata, la cosiddetta cannabis light con l’eccezione, rispetto alla prima versione della norma che il divieto non si applica alla produzione agricola di semi che sono destinati a quegli usi consentiti dalla legge.
Tra l’altro questo DDL è stato approvato in fretta, in poche ore. con un colpo di mano. Era un testo che da 16 mesi veniva discusso in Parlamento e improvvisamente è diventato decreto legge scavalcando, quindi, il confronto parlamentare. La Presidente del Consiglio parla di risposte ai cittadini, ma intanto fuori da Palazzo Chigi chi protesta democraticamente contro queste nuove norme viene caricato dalle forze dell’ordine.
Forza Italia, come al solito, fa la parte del poliziotto buono parlando di decreto rimodulato con moderazione, ma è solo l’altra faccia di un governo che sta facendo vedere il lato più repressivo e reazionario di questa destra.
E le opposizioni? Se è vero che il DDL accelera le procedure di approvazione e, di fatto, riduce la possibilità di agire sul piano parlamentare, non si segnalano iniziative (peraltro annunciate con forza dalla segretaria Dem) neanche fuori dal Parlamento. Opposizioni poco incisive e divise sono quanto di meglio si può desiderare se si è al governo di un Paese. Se l’amico Trump non ci si mette di mezzo con le sue diavolerie, Meloni potrà dormire sogni tranquilli per i prossimi anni.




