Mondo

YEMEN | La guerra dei Giganti sul Mar Rosso, tra petrolio, milizie e vecchie rivalità

L’offensiva sostenuta dall’Arabia Saudita riconquista posizioni strategiche agli Houthi. Ma dietro l’avanzata delle Brigate dei Giganti si nasconde un conflitto più complicato, nel quale Riad e Abu Dhabi si contendono influenza, porti e rotte commerciali. E la popolazione yemenita continua a pagare il prezzo più alto.


Si chiamano Brigate dei Giganti, sono nate dalla resistenza salafita all’espansione degli Houthi e oggi rappresentano una delle formazioni militari più efficaci dello Yemen. Hanno combattuto per anni con il sostegno degli Emirati Arabi Uniti, poi si sono progressivamente avvicinate all’Arabia Saudita. Adesso guidano la controffensiva che sta ridisegnando il controllo della costa occidentale del Paese, lungo uno dei passaggi marittimi più importanti del mondo.

L’operazione, battezzata Alba dello Yemen, è cominciata il 5 ottobre con un massiccio intervento aereo saudita, dopo che gli Houthi avevano conquistato in settembre Mokha e diverse posizioni intorno allo stretto di Bab el-Mandeb. Le forze governative hanno annunciato la riconquista di Mokha, Dhubab e altre località strategiche. Gli Houthi hanno contestato parte dei successi rivendicati dagli avversari.

Il punto decisivo è Bab el-Mandeb, lo stretto che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e quindi all’Oceano Indiano. Da qui passa una parte fondamentale dei traffici tra Asia ed Europa, attraverso il Canale di Suez. Controllare le coste significa poter minacciare petroliere, portacontainer e approvvigionamenti energetici. Anche senza occupare stabilmente lo stretto, missili e droni possono renderne pericoloso l’attraversamento.

Le Brigate dei Giganti, organizzate a partire dal 2016, si erano già distinte nella campagna del 2018 lungo la costa occidentale. Il loro comandante, Abdulrahman al-Mahrami, conosciuto come Abu Zara’a, è anche membro del Consiglio di leadership presidenziale. Una posizione che gli consente di esercitare un’influenza militare e politica ben superiore a quella di un semplice comandante sul campo.

Ma il fronte anti-Houthi è tutt’altro che compatto. Vi convivono forze governative, milizie locali, separatisti meridionali e gruppi armati sostenuti da potenze straniere. Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, alleati nell’intervento militare iniziato nel 2015, hanno spesso finanziato e armato formazioni concorrenti, perseguendo obiettivi differenti. Riad cerca soprattutto sicurezza ai propri confini e una soluzione che riduca la minaccia degli Houthi. Abu Dhabi ha coltivato una rete di influenza nel sud, nei porti e lungo le rotte marittime.

Thomas Juneau, docente all’Università di Ottawa, avverte nell’analisi pubblicata da Al-Monitor che i successi militari non bastano a modificare gli equilibri strategici. Gli Houthi, mentre perdono terreno sulla costa, continuano a esercitare pressione intorno a Taiz e conservano capacità di attacco contro le infrastrutture saudite e il traffico marittimo.

La guerra, intanto, mostra anche il suo volto più brutale. Il 6 ottobre Reuters ha verificato filmati nei quali mezzi corazzati delle forze filogovernative investono combattenti Houthi, alcuni apparentemente disarmati o non più in grado di opporre resistenza. Le Brigate dei Giganti hanno annunciato un’indagine. È un episodio che impedisce di confondere automaticamente un successo militare con una liberazione.

E mentre le cancellerie discutono di corridoi commerciali, alleanze e nuovi rapporti di forza, nello Yemen la catastrofe umanitaria continua ad allargarsi. Secondo l’Onu, oltre ventidue milioni di persone hanno bisogno di assistenza, 18,3 milioni soffrono di insicurezza alimentare acuta e più di due milioni di bambini sotto i cinque anni sono colpiti da malnutrizione acuta. La nuova escalation, secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, ha già costretto oltre 200mila persone ad abbandonare le proprie case dall’inizio di settembre.

È questa la distanza tra le mappe militari e la vita reale. Per Arabia Saudita ed Emirati lo Yemen è un territorio strategico. Per l’Iran, gli Houthi rappresentano un alleato capace di esercitare pressione sui rivali regionali. Per le grandi potenze, Bab el-Mandeb è un passaggio da mantenere aperto. Per gli yemeniti, invece, è il Paese nel quale continuare a cercare acqua, pane e un posto dove dormire senza paura delle bombe. I Giganti possono conquistare porti, aeroporti e chilometri di costa. Ma dopo oltre dieci anni di guerra, nello Yemen la cosa più difficile da conquistare resta la pace.



CONDIVIDERE È INFORMARE. I testi di Fotosintesi.info possono essere riprodotti e condivisi citando la fonte.


Iscriviti per ricevere gli ultimi articoli pubblicati su Fotosintesi!

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

Condividi