Ambiente

EFFETTO SERRA | Il caldo entra in sala parto. Con le temperature estreme aumentano i rischi per madri e neonati

Parti prematuri, basso peso alla nascita, ipertensione e preeclampsia: le ricerche confermano che il caldo estremo è ormai anche un problema di salute materna. E mentre la politica invoca più figli, il cambiamento climatico rende più rischioso metterli al mondo.


Avoglia a fare proclami sulla natalità, promettere bonus bebè, celebrare la famiglia e invocare nuovi figli. Poi arriva il caldo estremo e porta la discussione fuori dai comizi, direttamente nelle sale parto. Non è propaganda ambientalista. È medicina.

Un’indagine internazionale commissionata dalla fondazione scientifica Wellcome e condotta su 1.001 professionisti sanitari in Australia, Brasile, India, Regno Unito e Zimbabwe ha trovato che il 98 per cento degli intervistati ha assistito donne in gravidanza la cui salute, secondo il giudizio clinico dei sanitari, era stata compromessa o aggravata dal caldo estremo. Il 99 per cento ha riferito esperienze analoghe riguardanti feti o neonati. Il 73 per cento dice di avere osservato un aumento di questi casi negli ultimi cinque anni; la quota sale al 76 per cento per le complicazioni riguardanti feto, parto e neonati.

Tra i problemi segnalati compaiono ipertensione e preeclampsia, difficoltà respiratorie, svenimenti, contrazioni e parti prematuri, ricoveri e ulteriori controlli. Quasi il 18 per cento dei sanitari intervistati ha riferito perdite della gravidanza o nati morti in situazioni nelle quali riteneva che il caldo avesse contribuito a peggiorare il quadro. Tra i neonati vengono segnalati disidratazione, basso peso alla nascita o crescita fetale ridotta, difficoltà respiratorie, problemi nell’alimentazione e nella regolazione della temperatura.

Una revisione sistematica e metanalisi pubblicata il 2 settembre 2026 sul Journal of Exposure Science & Environmental Epidemiology ha analizzato 49 studi condotti in tredici Paesi: l’esposizione al caldo estremo nelle quattro settimane precedenti il parto è risultata associata a un aumento del rischio di nascita prematura del 7 per cento; per esposizioni più lunghe durante la gravidanza l’incremento medio stimato arriva al 27 per cento.



L’Oms Europa considera esplicitamente le donne in gravidanza tra le popolazioni maggiormente vulnerabili alle ondate di calore. Nelle linee guida 2026 sui piani sanitari contro il caldo chiede a governi, Regioni e città di preparare sistemi di allerta, servizi sanitari resilienti e interventi specifici per le persone più esposte. Non stiamo dunque parlando di una disputa ideologica sul clima, ma di prevenzione sanitaria.

E neppure di un problema lontano. Il Ministero della Salute, nella stagione 2026, ha monitorato le ondate di calore in ventisette città italiane e indica tra i soggetti vulnerabili anziani, malati cronici, bambini e donne in gravidanza. Il sistema distingue fino al livello tre, quando condizioni di rischio elevato persistono per almeno tre giorni consecutivi.

In Italia la natalità è davvero un problema: secondo l’Istat nel 2025 sono nati 355mila bambini, quindicimila in meno dell’anno precedente, e il numero medio di figli per donna è sceso a 1,14. Proprio per questo bisognerebbe smettere di usare la natalità come scenografia politica.

Se davvero si vuole tutelare chi sceglie di avere un figlio, non bastano incentivi una tantum e campagne sulla famiglia. Servono (oltre alla voglia di farli come realizzazione umana non per far piacere a dio) salari e lavoro stabile, servizi per l’infanzia, consultori, sanità territoriale, abitazioni che non diventino forni d’estate, ospedali capaci di funzionare durante le ondate di calore, acqua ed energia accessibili e protezioni specifiche per le donne incinte che lavorano all’aperto o in ambienti surriscaldati.

È qui che la retorica sulla natalità incontra la realtà. Perché si può discutere all’infinito di modelli familiari, identità, tradizione e valori. Ma un organismo durante una gravidanza non conosce ideologie. Conosce temperatura corporea, pressione arteriosa, disidratazione, circolazione placentare, ossigenazione e stress fisiologico.

E un bambino che nasce prematuro non sa nulla di «Dio, patria e famiglia». Sa soltanto che avrebbe avuto bisogno di qualche settimana in più nel ventre di sua madre. Il cambiamento climatico non scioglie soltanto ghiacciai. A forza di temperature record, rischia di sciogliere anche parecchie ipocrisie.


FONTI PRINCIPALI

• Inter Press Service, “Climate Change Is Becoming a Pregnancy Hazard Worldwide, Survey Finds”, 5 ottobre 2026 (indagine Wellcome).

• Wang J. et al., Journal of Exposure Science & Environmental Epidemiology, 2 settembre 2026, revisione sistematica e metanalisi su caldo estremo e parto prematuro.

• Oms Europa, Heat–health action plans: guidance, seconda edizione, 11 giugno 2026; e “How does hot weather affect pregnancy?”.

• Ministero della Salute, bollettini sulle ondate di calore, stagione 2026.

• Istat, Indicatori demografici – Anno 2025, 31 marzo 2026.




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