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SENZA DICHIARARLA | Il petrolio saudita prende la strada dell’Asia. All’Europa resta il conto della guerra

Aramco riduce le forniture alle raffinerie europee dopo l’attacco alla Petroline. Sessanta milioni di barili saranno trasferiti attraverso Hormuz verso Oman e Asia. Intanto fumo e fiamme vicino all’aeroporto di Riyadh, dopo il primo allarme aereo nella capitale.


La guerra ridisegna la carta geografica del petrolio. L’Arabia Saudita protegge i suoi principali clienti asiatici e riduce le consegne all’Europa, mentre le rotte energetiche del regno vengono progressivamente chiuse o rese più pericolose dal conflitto con l’Iran e dalle operazioni degli Houthi nello Yemen.

Saudi Aramco avrebbe cancellato le forniture previste per ottobre ad almeno due raffinerie europee. Una scelta arrivata dopo l’attacco con droni che ha danneggiato la East-West Pipeline, conosciuta anche come Petroline, costringendo Riad a interromperne le attività per le riparazioni.

L’oleodotto attraversa per circa 1.200 chilometri la penisola arabica, collegando i giacimenti orientali al terminale di Yanbu, sul Mar Rosso. Dopo il blocco e gli attacchi nello Stretto di Hormuz, era diventato la principale via alternativa per le esportazioni saudite: trasportava circa quattro milioni di barili al giorno, una quantità vicina al 4 per cento dell’offerta mondiale.

Secondo Reuters, Aramco prevede adesso di spedire circa sessanta milioni di barili tra settembre e ottobre dal porto di Ras Tanura, facendoli passare attraverso Hormuz fino a Sohar, in Oman. Qui il greggio sarà trasferito da una nave all’altra e affidato alle petroliere degli acquirenti che attendono fuori dal Golfo.

I principali destinatari sono Cina e Corea del Sud. Altri carichi raggiungeranno India e Giappone. Le raffinerie giapponesi hanno già annunciato di essersi assicurate forniture sufficienti fino a novembre.

L’EUROPA CERCA ALTRO PETROLIO

Mentre Aramco tutela il mercato asiatico, le raffinerie europee devono cercare nuovi fornitori. Il gruppo polacco Orlen, che riceve dall’Arabia Saudita circa il 40 per cento del greggio lavorato, ha acquistato sedici carichi aggiuntivi per garantire il funzionamento degli impianti in Polonia, Lituania e Repubblica Ceca. Le forniture arriveranno dal Mare del Nord, dall’Algeria, dal Kazakistan, dall’Azerbaigian e dalle Americhe.

L’Europa scopre così quanto possa diventare fragile la sua sicurezza energetica quando tre passaggi decisivi vengono messi contemporaneamente sotto pressione: lo Stretto di Hormuz, Bab el-Mandeb e la Petroline.

La condotta dovrebbe riprendere parzialmente le attività entro pochi giorni e tornare a pieno regime nel giro di sei settimane. Sono previsioni legate all’andamento del conflitto, alla disponibilità dei materiali e alla possibilità di lavorare in sicurezza.

FUMO E FIAMME VICINO ALL’AEROPORTO DI RIYADH

Sabato la guerra è sembrata avvicinarsi ancora di più al cuore del regno. Dopo un allarme aereo scattato durante la notte, una grande colonna di fumo nero e alcune fiamme sono state avvistate nei pressi dell’aeroporto internazionale King Khalid di Riyadh. Alcuni residenti hanno riferito di aver udito forti esplosioni. La Protezione civile saudita ha successivamente dichiarato cessato il pericolo.

Le autorità non hanno comunicato la causa dell’incendio e non è quindi possibile attribuirlo, allo stato attuale, a un attacco Houthi. Le immagini e le testimonianze raccolte da Reuters confermano tuttavia il fumo, le fiamme e l’allarme lanciato sulla capitale.

FlightRadar24 ha collocato temporaneamente lo scalo al livello 5 del proprio indice operativo, segnalando una probabilità molto elevata di ritardi e cancellazioni. È il segno di un’escalation che ormai coinvolge città, aeroporti, oleodotti e rotte commerciali.

LA STRETTOIA DEL MAR ROSSO

Gli Houthi, sostenuti dall’Iran, hanno rafforzato il controllo della costa occidentale dello Yemen e delle isole che dominano Bab el-Mandeb. Il gruppo ha rivendicato la conquista del porto di Mokha e dell’isola di Mayyun, conosciuta anche come Perim. Sono state annunciate anche le occupazioni delle isole Hanish Maggiore e Minore, non ancora verificate in modo indipendente.

Bab el-Mandeb è largo appena una trentina di chilometri nel suo punto più stretto. Attraverso questo passaggio transita una quota rilevante del commercio marittimo mondiale. Il controllo dello stretto permette agli Houthi di esercitare una pressione diretta sulle esportazioni saudite e sui collegamenti tra l’Oceano Indiano, il Mar Rosso, Suez e il Mediterraneo.

Il principe ereditario Mohammed bin Salman avrebbe telefonato due volte al presidente statunitense Donald Trump per chiedere attacchi americani contro obiettivi Houthi. Washington, almeno finora, non ha aperto un nuovo intervento militare diretto.

LA GUERRA ARRIVA ALLA POMPA

L’Arabia Saudita resta uno dei maggiori esportatori mondiali, ma oggi deve scegliere quali clienti proteggere e attraverso quali rotte affrontare il rischio. L’Asia resta il mercato strategico. L’Europa può aspettare o comprare altrove, pagando trasporti più lunghi, noli più cari e prezzi maggiori.

La crisi non riguarda soltanto il greggio. Aramco sta cercando sul mercato anche migliaia di tonnellate di gasolio e nuove forniture di benzina europea. Il paese che esporta petrolio è costretto a procurarsi carburanti raffinati mentre guerra, attacchi e blocchi navali spezzano le normali catene commerciali.

È questa la sicurezza prodotta dal riarmo e dall’escalation: oleodotti colpiti, petroliere scortate, aeroporti in allarme e materie prime dirottate da un continente all’altro. Le guerre combattute lontano non restano mai lontane. Prima interrompono gli oleodotti. Poi entrano nelle fabbriche, nelle bollette e nel serbatoio delle automobili.


FONTI

Reuters, 13-19 settembre 2026: interruzione della Petroline, spedizioni Aramco attraverso Hormuz, acquisti aggiuntivi di Orlen, allarme aereo e fumo nei pressi dell’aeroporto di Riyadh.

Al-Monitor, 15-19 settembre 2026: rotte petrolifere saudite, riduzione delle consegne europee e pressione esercitata su Hormuz e Bab el-Mandeb.

France 24/Afp, 19 settembre 2026: testimonianze sulle esplosioni e sull’allarme aereo a Riyadh.



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