Politica

LEFT | Catherine Connolly è stata eletta presidente dell’Irlanda. Una boccata di ossigeno in questa stanca e avvilita Europa e una sponda importante per i movimenti e i partiti di sinistra in tutto il continente

Il 24 ottobre scorso si sono svolte in Irlanda le elezioni presidenziali e l’11 novembre prossimo si terrà la cerimonia di insediamento con la quale si darà il via ad una nuova fase politica. Catherine Connolly, candidata indipendente sostenuta da tutta la sinistra irlandese, ha vinto le elezioni con una maggioranza schiacciante: 63,4 per cento dei voti, 914.143 preferenze, la percentuale più alta nella storia delle elezioni presidenziali irlandesi dal 1938. Dopo 14 anni il presidente uscente, Michael D. Higgins, dopo il secondo mandato, non era più candidabile.

Catherine Connolly è stata consigliera comunale, sindaca e parlamentare. Se le aspettative verranno confermate dai fatti, si apre per la politica irlandese e non solo una nuova era. In politica estera le sue posizioni sono, infatti, molto critiche verso la militarizzazione europea, la NATO e l’espansione militare e sul conflitto israelo-palestinese ha una posizione fortemente netta filo palestinese. Molto attiva nell’ambito dei diritti umani nel suo discorso di candidatura e nei documenti ufficiali le sue linee chiave sono giustizia sociale ed economica, aumento del livello di attenzione nei confronti di chi è escluso dalla prosperità, i giovani e temi concreti come gli affitti elevati, la precarietà, le disuguaglianze, il sostegno alle famiglie che assistono disabili, lavoratori fragili, valorizzazione della lingua irlandese come elemento identitario e culturale, impegno su temi di housing e sostegno a chi vive in condizioni difficili.

Catherine Connolly ha condotto una campagna basata sul “grassroots”, cioè la politica dal basso, partecipazione, volontariato. La sua elezione è vista come un chiarissimo segnale politico, una richiesta di rinnovamento, di maggiore partecipazione e rappresentanza delle fasce meno tutelate della popolazione. Pur essendo quello del Presidente un ruolo rappresentativo, la scelta di Connolly e il forte appoggio da parte della sinistra può influenzare sensibilmente il dibattito pubblico e le priorità politiche del governo. Le sue posizioni in temi di politica estera sono fortemente più radicali rispetto a quelle dei suoi predecessori, soprattutto in tema di neutralità e di conflitti, e questo potrebbe causare qualche tensione diplomatica o necessitare un bilanciamento nell’esercizio del suo mandato.

Ma cosa cambia di fatto in questo passaggio da Higgins e Connolly? Pur avendo entrambi una base valoriale progressista la risposta a questa domanda è che cambia quasi tutto, stile, priorità, linguaggio, persino l’idea stessa di cosa debba rappresentare il Presidente d’Irlanda. Michael Higgins ha incarnato il presidente cantore della nazione, ha enfatizzato il dialogo, la cultura, la memoria storica, ha usato il suo mandato per unire, non per dividere, e pur con sensibilità progressista, ha mantenuto un tono neutrale e costituzionalmente impeccabile. Kevin Connolly invece ha una visione più attiva del ruolo, vuole essere un presidente che parli direttamente e apertamente dei problemi sociali, casa, povertà, disuguaglianze. Ritiene che il capo dello Stato debba richiamare la politica quando ignora i più deboli e si ispira a dei modelli di presidenza civica, non soltanto simbolica. In sintesi, Higgins educava e rappresentava Connolly, stimola e provoca. Higgins ha sostenuto i delitti civili, l’inclusione, l’uguaglianza di genere, ma con un tono istituzionale e patriarcale. Connolly porta la sinistra su un piano più di lotta, parla apertamente di redistribuzione della ricchezza, si schiera con lavoratori e studenti.

In una Europa che va sempre più a destra, dove il nazionalismo e il bellicismo sembrano inarrestabili, dove gli interessi geopolitici prevalgono sull’etica e sulla giustizia una presidente come Catherine Connolly socialista e pacifista può essere una boccata di ossigeno in questa stanca e avvilita Europa e una sponda importante per i movimenti e i partiti di sinistra in tutto il continente.




 

 

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