Alimentazione

SPRECO | Quel “preferibilmente” che può salvare il cibo dalla pattumiera

C’è una parola che può decidere se un alimento finisce nel piatto oppure nella pattumiera: “preferibilmente”. Sembra poca cosa, invece milioni di consumatori continuano a confondere “da consumarsi entro” con “da consumarsi preferibilmente entro”. Secondo l’Istituto superiore di sanità, in Italia il 36 per cento della popolazione non conosce bene la differenza.

Alla vigilia della Giornata internazionale della consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari, che si celebra il 29 settembre, l’Iss prova allora a partire dalle cose più semplici: leggere bene l’etichetta prima di buttare qualcosa.

Perché le due formule significano cose molto diverse. “Da consumarsi entro” riguarda alimenti molto deperibili ed è un’indicazione di sicurezza: superata quella data il prodotto non deve essere consumato. “Da consumarsi preferibilmente entro”, invece, indica il termine minimo di conservazione. Dopo quella data l’alimento può perdere progressivamente aroma, consistenza, fragranza o colore, ma non diventa automaticamente pericoloso e non deve necessariamente essere gettato.

La Commissione europea stima che fino al 10 per cento dello spreco alimentare nell’Unione europea possa essere collegato proprio alla marcatura delle date e alla loro interpretazione.

Miliardi di euro nella pattumiera

Non è un problema marginale. Gli ultimi dati dell’Osservatorio Waste Watcher indicano che nell’autunno 2026 in Italia vengono gettati 493,7 grammi di cibo a persona ogni settimana. Il dato è migliorato rispetto ai 554 grammi registrati a febbraio e ai 555,8 dell’agosto 2025, ma resta superiore all’obiettivo dell’Agenda Onu 2030, fissato a circa 370 grammi settimanali.

Il valore economico dell’intera filiera dello spreco alimentare italiano supera intanto 13,5 miliardi di euro l’anno. Più della metà, circa 7,36 miliardi, riguarda ciò che viene buttato direttamente nelle nostre case.

E il problema è mondiale. Secondo Fao e Unep, circa il 19 per cento del cibo disponibile ai consumatori, oltre un miliardo di tonnellate, viene sprecato. Il 60 per cento dello spreco finale avviene nelle abitazioni. Perdite e sprechi contribuiscono inoltre in misura significativa alle emissioni di gas serra e consumano inutilmente suolo, acqua, energia e lavoro.

La data da sola non basta

L’Iss ricorda però che leggere la scadenza è soltanto il primo passaggio. Bisogna controllare anche come il prodotto deve essere conservato.

“Conservare in frigorifero”, “tenere in luogo fresco e asciutto”, “proteggere dalla luce” non sono formule decorative. Se quelle condizioni non vengono rispettate, la durata dell’alimento può ridursi e, in alcuni casi, può essere compromessa anche la sicurezza.

Ancora più importante è ciò che accade dopo l’apertura della confezione. Un prodotto che integro può durare settimane, una volta aperto può dover essere conservato in frigorifero e consumato entro pochi giorni.

Cinque controlli prima di buttare

L’Iss suggerisce quindi cinque semplici verifiche: capire innanzitutto se sull’etichetta c’è scritto “entro” oppure “preferibilmente entro”; controllare come il prodotto è stato conservato; verificare che la confezione sia integra; leggere le istruzioni previste dopo l’apertura; infine chiedersi se quell’alimento possa essere utilizzato subito, magari nel pasto successivo o in un’altra preparazione.

Con una precisazione fondamentale: questi controlli non autorizzano a consumare oltre la scadenza un alimento contrassegnato con “da consumarsi entro”.

Anche l’organizzazione della dispensa aiuta. Guardare frigorifero e congelatore prima di fare la spesa, mettere davanti gli alimenti che scadono prima, evitare acquisti inutilmente abbondanti e non cercare sempre sullo scaffale il prodotto con la scadenza più lontana quando sappiamo che lo consumeremo subito.

Il 29 settembre Fao e Unep celebrano la settima Giornata internazionale dedicata al tema. Nel mondo, mentre centinaia di milioni di persone continuano a soffrire la fame e oltre due miliardi non hanno accesso regolare a un’alimentazione adeguata, una quantità enorme di ciò che produciamo continua a non essere mangiata.

Ridurre lo spreco richiede politiche agricole, distribuzione efficiente, recupero delle eccedenze e filiere migliori. Ma una parte comincia anche davanti al frigorifero. A volte basta leggere una parola in più prima di aprire il secchio dell’immondizia.



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