Diritti

TURCHIA | Scomparso per otto mesi in Siria, il giornalista Ahmet Polad finisce in carcere a Istanbul

Il reporter curdo-turco sarebbe stato picchiato e lasciato senza cibo durante la prigionia. Il Committee to Protect Journalists chiede la liberazione immediata e cure mediche urgenti.


Dopo quasi otto mesi di sparizione forzata in Siria, il giornalista curdo-turco Ahmet Polad è ricomparso in Turchia. Non in un ospedale, non tra i suoi familiari: in carcere.

Polad, il cui nome all’anagrafe è Mehmet Nizam Aslan, era stato fermato il 18 gennaio a Raqqa insieme alla giornalista tedesca Eva Maria Michelmann. I due stavano documentando l’avanzata delle forze governative siriane nei territori controllati dalle Forze democratiche siriane a guida curda.

Entrambi lavoravano per l’agenzia Etkin News Agency e per Özgür Tv. Michelmann è stata liberata il 19 giugno e ha potuto rientrare in Germania. Di Polad, invece, per mesi non si è saputo più nulla.

Secondo la sua avvocata Özlem Gümüştaş, il giornalista sarebbe stato picchiato quotidianamente, affamato e rinchiuso in una cella tanto bassa da impedirgli di stare in piedi. Non avrebbe mai incontrato un avvocato né sarebbe comparso davanti a un giudice siriano.

L’8 settembre sarebbe stato consegnato ai servizi segreti turchi a Idlib e trasportato ad Ankara ammanettato, con un sacco sulla testa e costretto a restare sdraiato nel retro di un’automobile. Tre giorni dopo un tribunale di Istanbul ne ha disposto l’arresto. Il procedimento è coperto dal segreto e la difesa non conosce ancora formalmente le accuse.

Polad soffrirebbe di malnutrizione, avrebbe ferite provocate dalle percosse e necessiterebbe di cure urgenti. Il Committee to Protect Journalists ha chiesto alla Turchia di liberarlo immediatamente e alle autorità siriane di spiegare che cosa gli sia accaduto durante gli otto mesi di detenzione. Ankara non ha risposto alle richieste di chiarimento dell’organizzazione.

Un giornalista scompare in Siria e riappare nelle mani della Turchia. Cambiano il Paese, la prigione e i carcerieri. Non cambia la colpa che gli viene fatta pagare: aver raccontato ciò che accadeva.



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